Elena Mazzon – la voce dietro un segreto sepolto dalla chiesa

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Abbiamo scritto del suo spettacolo The Popess. Intructions for freedom, che rivisita in chiave tragicomica e immersiva la storia vera di Gugliema la Boema e la sua discepola Maifreda da Pirovano, ritrovandoci tra il pubblico di ”gugliemiti” redenti. Elena Mazzon, scrittrice e attrice protagonista del suo solo show, ci ha letteralmente conquistati e per questo vogliamo farvela conoscere più da vicino.

Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom
Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom (copyright Luigi Russo)

Ciao Elena, grazie per il tuo intervento. Vorrei iniziare nel chiederti la tua personale definizione di teatro. Cos’è per te? Come lo vivi? Come vorresti che lo vivesse il pubblico?

Il teatro per me è gioia! È un luogo sacro dove si mettono in scena le emozioni umane. Faccio e vado a teatro per emozionarmi e sentire, nel senso più alto del termine. Credo che sia il compito di ogni forma d’arte: suscitare emozioni, farci sentire vivi.

Ho iniziato a 19 anni a lavorare con Aldo Vivoda, direttore artistico de Le Petit Soleil, a Trieste

Puoi raccontarci un po’ delle tue origini e come la tua vita in Italia ha influenzato il tuo percorso artistico?

Sono nata e cresciuta in provincia di Gorizia e ho studiato a Trieste. Sicuramente l’Italia è dove ho cominciato a fare teatro da giovanissima e indubbiamente queste prime esperienze mi hanno forgiata, in modo più o meno consapevole. Ho iniziato a 19 anni a lavorare con Aldo Vivoda, direttore artistico de Le Petit Soleil, a Trieste. Aldo ha lavorato per molti anni al Soleil di Parigi e ha portato la sua esperienza nella sua terra d’origine, condividendola con molti di noi. Ricordo la mia grande passione per il mestiere e anche la mia grande paura e insicurezza che tuttavia mi frenavano. A distanza di anni, credo che quelle esperienze di teatro non convenzionale, molto fisico, e basato sulla ricerca della verità scenica che forse mi intimorivano agli inizi, abbiano costituito le fondamenta del lavoro che porto in scena oggi.

Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom
Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom (copyright Luigi Russo)

Com’ è nata l’origine della tua passione per la recitazione e come si è sviluppata nel corso degli anni?

È stata una chiamata, diciamo. Almeno oggi la posso definire così, una sorta di illuminazione inconsapevole. Avevo circa 12 anni e andai a vedere uno spettacolo con la scuola, a Trieste. E quel giorno qualcosa (o qualcuno) mi disse che era proprio quella cosa lì che avrei fatto. Come, non ne avevo idea, ma il seme era stato piantato.

Il direttore della mia scuola di musica era un ex attore, il caro e gentile signor Paoletti; e con lui parlavo spesso di teatro, di cinema, e sognavo questo mondo che mi sembrava così distante dalla vita di provincia. All’inizio avevo un’idea – che credo sia diffusa, almeno in Italia- del teatro e dell’arte come di qualcosa di intellettuale. Per fortuna la vita mi ha portato a fare un’esperienza completamente diversa!

Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom
Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom (copyright Luigi Russo)

Credo che per recitare (bene) in una lingua, non basti saperla parlare

Hai studiato recitazione in molte lingue. Puoi dirci di più sul percorso di apprendimento e in che modo recitare in lingue diverse ha arricchito la tua carriera?

Allora, in realtà ho studiato solo in italiano e inglese; purtroppo non ho avuto modo di studiare in spagnolo o tedesco, ma avere un bagaglio linguistico e culturale variegato di sicuro è utile in qualsiasi campo professionale. Con certezza posso dire che negli anni di vita all’estero, dovendo usare una lingua che non è quella madre per recitare, ho capito l’importanza di re-impostarsi, adeguandosi al nuovo idioma, la cultura che gli si affianca. Credo che per recitare (bene) in una lingua, non basti saperla parlare. Il lavoro è più profondo, a mio avviso.

Quali sono state le esperienze formative più importanti? C’è un momento particolare che ritieni cruciale per la tua crescita artistica?

Ho conosciuto maestri e maestre che mi hanno dato molto. Penso, tuttavia, che la svolta, quello che mi ha fatto crescere maggiormente a livello artistico e personale sia stato aprirmi alla scrittura con Clara: Sex, Love and Classical Music, il mio primo solo show, e incontrare Colin Watkeys, regista con cui ho sviluppato entrambi i miei spettacoli. Il suo metodo di lavoro è libero e liberatorio, intuitivo, maieutico in tutti i sensi, e completamente creativo.

Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom (copyright Luigi Russo)
Elena Mazzon, The Popess. Instructions for freedom (copyright Luigi Russo)

Senza i commenti del pubblico non avrei mai sviluppato gli spettacoli, per cui il feedback è preziosissimo

In che modo gestisci feedback e critiche? Ce ne sono stati alcuni che ti hanno aiutato a crescere come artista?

Cerco di prendere tutto con un “pinch of salt”. Nel senso che sia il feedback positivo, le recensioni stellari che quelle pessime vanno prese senza darci troppo peso. Altrimenti saremmo continuamente in balia dell’opinione altrui! È ovvio che ci sarà sempre qualcuno a cui il nostro lavoro non piace, e pazienza, lo si deve saper accettare altrimenti non ci si dovrebbe nemmeno mettere in gioco. Se una critica è fatta a scopo costruttivo può essere molto utile, e quando arrivano le apprezzo e ne faccio tesoro. Senza i commenti del pubblico poi non avrei mai sviluppato gli spettacoli, per cui il feedback è preziosissimo.

 Londra ha rappresentato per me la possibilità di essere davvero chi e cosa volevo essere

Cosa ti ha spinto a trasferirti a Londra nel 2006 e come ha influenzato la tua carriera e il tuo sviluppo personale vivere in una città così ricca culturalmente e artisticamente?

È stata un po’ la stessa voce che mi ha spinta al teatro. Sono venuta qui a 14 anni in vacanza studio, e mi sono sentita a casa. Ho pianto quando me ne sono andata e mi sono riproposta di tornarci appena avessi potuto da grande. Una terra e una città che ho amato da subito, in modo istintivo. Londra ha rappresentato per me la possibilità di essere davvero chi e cosa volevo essere. Dal punto di vista artistico, mi sono sempre trovata in linea con il modo di lavorare britannico, per quanto riguarda il teatro. Centrato sugli attori (anziché sui registi), con una scrittura più immediata, un umorismo sottile e secco. Mi sono sempre trovata a mio agio.

Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom
Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom

I soggetti dei miei spettacoli sono sempre arrivati in modo quasi casuale. Un pensiero passeggero espresso ad alta voce

Puoi parlarci del tuo processo creativo di scrittura? Da dove trai ispirazione e come riesci a tradurre le tue idee in opere teatrali?

I soggetti dei miei spettacoli sono sempre arrivati in modo quasi casuale. Un pensiero passeggero espresso ad alta voce. Per Clara, nel 2015 ricordo che ero al Fringe di Edimburgo con uno spettacolo, dove ho avuto modo di vedere molti one-person show e mi sono detta: voglio fare un solo show con il pianoforte (che avevo ripreso a suonare da qualche tempo, dopo moltissimi anni di silenzio). Una follia! Ma poi ho ricercato delle compositrici e l’incontro con la vita di Clara Schumann è stato catalizzatore del processo creativo. Diciamo che una serie di sincronicità mi ha portata a Clara, a conoscere Colin e i suoi workshop sulla costruzione di solo show e così è nato tutto.

Per The Popess, invece, avevo chiaro da subito che mi sarebbe piaciuto trattare un tema vicino alla stregoneria / caccia alle streghe e volevo fosse italiano. Tuttavia, dopo aver letto molto materiale in merito, non avevo trovato nulla di particolarmente “nuovo” da dire, e mi sembrava che il tema fosse stato già sviscerato a fondo in diverse forme, artistiche e non. Alla fine, leggendo il significato degli arcani maggiori, mi sono soffermata sulla High Priestess, scoprendo che dietro questo archetipo c’è una storia vera, seppellita da secoli, su una Papessa in carne ed ossa, quella di Milano, Suor Maifreda Pirovano, seguace del culto nato attorno a Guglielma di Boemia. Come per Clara, mi sono detta: è lei, la mia storia!

Quando mai si è letto di un’eresia basata sul culto del femminile?

Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom
Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom (copyright Luigi Russo)

Il tuo nuovo spettacolo “The Popess” debutta al Wandsworth Arts Fringe. Puoi raccontarci qualcosa di più su questo progetto e cosa ti ha spinto nel realizzarlo?

La storia era assolutamente intrigante, avvolta nel mistero. Dopo aver scoperto il bellissimo libro su Guglielma e Maifreda della professoressa Luisa Muraro, mi sono sentita chiamata in causa. La professoressa scrive infatti che il suo compito di ricostruzione storica, basato sulle poche carte del processo rimaste intatte, e la sua interpretazione filosofica, arrivano fino ad un certo punto. E per andare oltre, è necessario un lavoro creativo che spetta ad altri. Come tirarsi indietro? Quando mai si è letto di un’eresia basata sul culto del femminile? A scuola, all’università si studiavano catari, valdesi e fra Dolcino, ma donne leader ribelli? E le altre mistiche al di fuori di Santa Hildegard (comunque inglobata all’interno del “sistema chiesa”)? Insomma, una parte di storia che andava riportata alla luce per ricollegarsi alla linea del femminino sacro. Un femminile che non cercava di superare il maschile, ma voleva integrarlo e integrarsi. Idea che sembra rivoluzionaria persino oggi, figurarsi nel 1300! Per me è una storia che va raccontata, specialmente ora, perché è arrivato il momento di fare quel salto e di integrare questi archetipi.

Guardando al futuro, quali progetti hai in cantiere? Ci sono altre figure storiche, altre Morgane che desideri raccontare attraverso il tuo lavoro?

In questo preciso momento non ho nuovi progetti in cantiere. La gestazione di The Popess è stata lunga (ho iniziato a pensare al progetto nel 2019, quando facevo tournée con Clara, ma prima di cominciare a ricercare sono passati mesi e prima di scrivere…altri mesi!) e la produzione quando fai tutto da sola è ancora più impegnativa. Per cui oro mi concentro sulla programmazione. Sto pensando a rendere il testo in italiano, e questo implicherà una riscrittura, un nuovo spettacolo! Poi chissà che storie incontrerò nel cammino…sono sicura che arriveranno in modo spontaneo, al momento opportuno!

Elena Mazzon portera il suo spettacolo The Popess. Instructions for freedom allo  Scarborough Market Vaults (Scarborough) il 29 giugno. Assolutamente da non perdere!

 

Silvia Pellegrino
Silvia Pellegrino
Silvia è una scrittrice italiana, nata e cresciuta a Roma, e attualmente residente a Londra. Si è appassionata alla scrittura fin da quando era bambina, e ha iniziato a comporre poesie all'età di dieci anni. Cresciuta in una famiglia matriarcale, ha sviluppato un interesse per l'universo femminile, che ha ispirato il suo libro di racconti 'The Spoons'Tales'. Quest'ultimo, ancora in lavorazione, racconta le donne, indagando diversi temi: dalla sessualità al rapporto con il proprio corpo; dall'amore alla morte. Appassionata sia di letteratura che di cinema, ha scritto la sceneggiatura del cortometraggio di video-poesia 'The Molluscs Revenge', diretto e prodotto dalla società di produzione video @studio_capta, nel 2020. Silvia ha individuato nella videoarte e nella videopoesia il perfetto contenitore di contenuti dove far incontrare linguaggi diversi, percepiti come strumento di analisi interpretativa in grado di reificare le diverse sensibilità artistiche, trasformandole in immagini poetiche. Ha collaborato inoltre con il quotidiano nazionale online @larepubblica e la rivista @sentieriselvaggi scrivendo diversi articoli e recensioni cinematografiche dal 2012 al 2016. Nel 2020 il suo racconto “Una lupa mannara italiana a Londra” è stato uno dei vincitori del concorso di scrittura @IRSE RaccontaEstero.

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