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Scaleno, l’opera autobiografica di Antonella Fittipaldi debutta al Camden Fringe

Dal 17 al 20 agosto, al Libra Theatre Café, l’artista napoletana porta a Londra una drammaturgia autobiografica che nasce dall’esigenza di raccontare senza censure e, soprattutto, di disturbare il pubblico.

Scaleno, l’opera autobiografia di Antonella Fittipaldi debutta al Camden Fringe

 

La locandina di SCaleno, opera autobiografica di Antonella Fittipaldi on stage dal 17 al 20 agosto, al Libra Theatre Café nell'ambito del Camden Fringe Festival.
La locandina di SCaleno, opera autobiografica di Antonella Fittipaldi on stage dal 17 al 20 agosto, al Libra Theatre Café nell’ambito del Camden Fringe Festival.

Passato Ferragosto, il Camden Fringe Festival si avvia verso la conclusione di un mese eccezionale, e non soltanto per le temperature torride che hanno caratterizzato questa estate londinese.

La kermesse si conferma a pieno titolo come uno dei palcoscenici più interessanti per il teatro internazionale. Tra le presenze italiane di questa edizione abbiamo avuto il piacere di conoscere Antonella Fittipaldi, fondatrice della Nuda Compagnia, che dal 17 al 20 agosto porta al Libra Theatre CaféScaleno”, una drammaturgia autobiografica che nasce da un percorso artistico e personale.

Antonella ci parla del suo spettacolo da un albergo di Amsterdam, durante una pausa tra un impegno e l’altro, mentre guarda già al futuro e alla programmazione del 2027.

Il sogno di un palcoscenico londinese

Come sei approdata al Camden Fringe?

«È sempre stato un mio desiderio calcare un palcoscenico a Londra. Ho pensato, scritto e realizzato uno spettacolo per un pubblico inglese e per un possibile Fringe».

Quella per il teatro è una passione che Antonella manifesta sin da giovanissima.

«Da quando ho memoria ho sempre fatto teatro. Per esempio, da bambina prendevo il pomello della tenda e mi mettevo davanti allo specchio facendo finta di avere un microfono. Fin da piccola sapevo che era esattamente quello che volevo fare. Il mio primo spettacolo serio – ride – è stato a 15 anni, a Napoli».

Il percorso formativo e artistico la porta successivamente a spostarsi in altre città e, nel 2008, a fondare la propria compagnia.

«Nel 2008 ho fondato la Nuda Compagnia perché sono contraria al diktat del politically correct, del nascondere. Non riuscivo a tollerare nessuna censura morale e non voglio nascondere nulla al pubblico».

Sarah Kane, la libertà di raccontare senza censure

La prima folgorazione che ha plasmato il suo teatro è quella di una drammaturga inglese tanto talentuosa quanto tormentata, morta suicida a soli 28 anni: Sarah Kane.

«Sarah Kane è la mia drammaturga preferita e finora non sono riuscita a trovare nessun altro che sia riuscito a trasmettermi lo stesso. Ricordo che quando ho portato in scena “4:48 Psychosis”, la regista continuava a dire di non fare questo o di non fare quell’altro… una censura irrispettosa tanto verso l’autrice quanto verso il pubblico. Sinceramente, avrebbe avuto più senso portare in scena un’altra opera. Da lì ho capito che il solo modo per arrivare a raccontare la mia verità senza nascondere nulla al pubblico era che con la Nuda Compagnia avrei iniziato a occuparmi anche di regia».

È anche attraverso Sarah Kane, e in particolare attraverso la libertà espressiva di Crave, che Antonella sviluppa una parte della sua ricerca drammaturgica. Una ricerca che in “Scaleno” trova una forma particolare: tre voci, tre identità, tre lati di un triangolo che, tuttavia, non sono regolari né rassicuranti.

«Se perdo la voce, sono finita»

La voce è per Antonella uno strumento di lavoro essenziale. Per lungo tempo ha portato avanti parallelamente un percorso radiofonico e, negli ultimi anni, si è dedicata anche ai podcast, collaborando con importanti realtà.

In Scaleno la sua voce si fa in tre. Come i lati di un triangolo, le tre voci sono irregolari: ognuna possiede una propria personalità e peculiarità, a cominciare dalla lingua.

Lo script trova ispirazione anche nella libertà espressiva di Crave della Kane: battute senza didascalie, senza spiegazioni, personaggi identificati da lettere anziché da nomi.

E se in geometria il perimetro di un triangolo è dato dalla somma dei suoi lati, in Scaleno queste tre voci sono come pezzi di aiutano a comporre chi sia Antonella.

Raccontare, raccontarsi, disturbare

Oltre a essere autobiografico, lo spettacolo non sembra perseguire alcuna finalità di compiacimento del pubblico. Anzi.

«Quello che posso dire è che con il mio spettacolo non darò risposte. Ho voluto raccontare, raccontarmi e voglio disturbare, perché solo così si riesce a smuovere il pensiero nel pubblico».

Tra i temi affrontati c’è anche quello dell’inclusività e dell’accettazione della propria sessualità.

«Sarei soddisfatta se la gente, uscendo, continuasse a parlare dello spettacolo, a confrontarsi su quello che gli è arrivato, su quello che ha capito».

È forse proprio questa la chiave per avvicinarsi a “Scaleno”: non aspettarsi risposte, ma lasciarsi interrogare.

Dal teatro italiano al Fringe londinese

Per la realizzazione del progetto la regia è stata affidata a Rossella Cabiddu, con cui Antonella ha spesso collaborato in ambito teatrale e non solo.

Antonella rimarca quanto il punto di vista della regista sia stato fondamentale per affrontare l’esordio al Fringe londinese, in un panorama teatrale molto diverso da quello italiano.

Secondo l’artista, in Italia il teatro rimane spesso legato alla tradizione della prosa e alle stagioni teatrali spesso costruite intorno a nomi conosciuti, mentre è più difficile proporre forme teatrali differenti.

«Se proponi altro, ti classificano in una sorta di sottocategoria del “teatro di nicchia”, come se questo fosse meno meritevole e comunque questa classificazione preclude possibilità lavorative. Una sperequazione che si evince già a partire dai moduli di partecipazione ai festival. Per dire, non c’è paragone con quello del Fringe inglese.

Da subito qui hai attenzione, senti che hai valore. C’è un’atmosfera diversa, di possibilità. Non c’è giudizio: può piacere o non piacere quello che proponi, gli stili possono essere diversi, ma tutto è teatro».

Ritrovare il piacere del teatro

La spinta a continuare in questa direzione non è arrivata attraverso un percorso facile.

Ci sono anni passati a creare per accontentare il pubblico, a scendere a compromessi sia come attrice sia come autrice, rischiando di incrinare proprio la cosa che si ama di più: il teatro.

Se Sarah Kane è stata la miccia che ha portato Fittipaldi a una sorta di presa di coscienza iniziale rispetto alla sua drammaturgia, il talento di altre due artiste britanniche ha contribuito a darle nuovi stimoli e, forse, a farle ritrovare l’innamoramento per il teatro.

Da una parte Jodie Comer, resa famosa al grande pubblico dalla serie Killing Eve e molto apprezzata per la sua espressività; dall’altra Phoebe Waller-Bridge, autrice e protagonista di Fleabag.

Di entrambe Antonella apprezza quella sottile ironia capace di emergere anche nelle situazioni più disparate.

E allora viene spontaneo chiedersi: ci sarà anche in “Scaleno” un po’ di humour britannico?

Per scoprirlo non resta che andare al Libra Theatre Café.

“Scaleno” sarà in scena dal 17 al 20 agosto al Libra Theatre Café nell’ambito del Camden Fringe.

Per informazioni e prenotazioni: Scaleno – Camden Fringe

Per chi si trova in vacanza in queste settimane, niente paura: Scaleno tornerà a Londra in autunno e sarà inoltre al Liverpool Fringe in ottobre.

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