“Welcome Venice” di Andrea Segre sbarca a Cinema Made in Italy

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Si chiama “Welcome Venice ed è l’ultimo lavoro del regista Andrea Segre: a Cinema Made in Italy presentata una nuova prospettiva sui cambiamenti di Venezia.

“Welcome Venice”: un nuovo sguardo su Venezia offerto da Andrea Segre

È con la storia di due fratelli, provenienti da una famiglia di pescatori di moeche nel quartiere veneziano di Giudecca, che Andrea Segre si è presentato al pubblico italiano di Londra in occasione del festival “Cinema Made in Italy” organizzato dall’Istituto italiano di Cultura nel cuore di South Kensington. “Welcome Venice”, questo il titolo del film, offre una prospettiva sull’impatto del turismo a Venezia, e la conseguente mutazione di ciò che significa essere cittadini della Laguna, che rappresenta senza dubbio un luogo di grande ispirazione per il regista.

“Venezia è una città a cui appartengo e non appartengo, mio padre ci è cresciuto e mia madre è cresciuta lì vicino, a Chioggia. Volevo cercare di conoscerla di più e provare a restituire uno sguardo su Venezia che non fosse quello di una cartolina, usato da molti nella storia del cinema, ma uno sguardo dentro alla vita quotidiana dei cittadini, della fatica e della bellezza di vivere nell’unica città al mondo in cui non ci sono le macchine ma le barche. Mi sono soprattutto interessato a capire cosa significa cercare di essere cittadini di una città che ha circa cinquantamila abitanti e venticinque milioni di turisti, dove essere abitante significa essere parte di una minoranza che frequenta la città.”

Produzioni fra realtà e finzione per raccontare la città di Venezia

Dopo il documentario “Molecole”,  che racconta Venezia nel corso del primo ‘lockdown’, Segre parla ancora di Venezia, questa volta attraverso il racconto di una storia. Ma l’obbiettivo, come spiega lo stesso regista, resta sempre quello di raccontare la città ed i suoi cambiamenti così come sono, unendo narrazione e realtà per offrire prospettive sempre differenti.

Mi piace portare il pubblico dentro un confine labile fra realtà e racconto: i granchi di “Welcome Venice” sono verissimi, e quella verità è quello che ti fa stare nella storia, anche se poi è un attore che porta il pubblico a viverla. Allo stesso modo, quello che ho filmato in “Molecole” è tutto vero, però è talmente assurdo da sembrare quasi disegnato da un destino che non appartiene alla realtà. Credo che la forza magica del cinema sia proprio quella di non sapere cosa è vero.”

C’è un aspetto importante del film che è quello della barena, quelle zone di confine fra acqua e terra dove lavorano i pescatori di laguna, che è un altro pezzo di Venezia poco raccontato e poco vissuto, un tempo c’erano oltre 200 pescatori, orta ne rimangono una decina. Ma non è una questione di nostalgia, si tratta di raccontare una trasformazione e cercare le domande che fanno nascere questa trasformazione che riguardano densamente Giudecca e Venezia ma anche moltissime altre città nel mondo.”

Romanticismo contro paura: la lente di Segre mette a fuoco il rischio di spopolamento di Venezia

Una cosa che in pochi sanno è che Venezia subisce un rischio di spopolamento molto alto. Delle persone che rimangono pochissimi sono giovani, la fascia fra i 25 ed i trent’anni è quasi inesistente.”

Così Andrea Segre racconta uno dei temi centrali del suo film, dicendosi felice del fatto che quest’ultimo stia diventando uno strumento di attivazione per una rete civica che si occupa proprio del problema della spopolamento di Venezia. Ma il film racconta anche di un confronto, o piuttosto uno scontro, causato dalle mutazioni vissute della città a causa della sua popolarità fra i turisti.

“Credo che viviamo in un mondo sempre più in conflitto fra ciò che conviene e ciò che ha senso. Ci sono cose che conviene fare perché la direzione del mondo ti porta a farle, ma al contempo sai che stai perdendo uno dei sensi del tuo vivere. È questo il grande conflitto tra Alvise e Piero: Alvise ha sicuramente ragione rispetto a come vanno le cose, la vecchia casa che ereditano rende di più mettendola sul mercato del turismo, mentre il fratello vuole rimanere a viverci perché ha paura di perdere un senso nella vita anche se lui dentro a quel senso si è perso, perché è difficile fare i baluardi di tradizioni che non ci sono più. Questo conflitto fra obbligazione e paura è molto interessante da raccontare come fenomeno, perché si riflette sia nella vita degli abitanti di una piccola isola che nelle grandi città del mondo.”

 

“Welcome Venice”: ma quanto è pronta Venezia a tornare quella di una volta?

Dopo due anni di pandemia, ed un’affluenza turistica significativamente ridotta, la domanda sorge spontanea: Venezia è pronta a riaccogliere i propri turisti? Ma soprattutto, può continuare ad andare avanti dipendendo così tanto dal settore turistico? Per Andrea Segre, si tratta sempre di osservare il cambiamento, nelle persone e nei luoghi, stimolando magari anche un pensiero rispetto alla presenza di queste mutazioni in altre parti del mondo.

‘Mi auguro che la città costruisca una vita economica e sociale complementare a quella turistica. I Veneziani hanno capito il rischio di una monocultura turistica, sperano che il settore riparta ma si sono anche iniziati a chiedere qual’è l’alternativa che bisogna costruire. La città deve imparare a continuare ad accogliere senza perdere se stessa.”

“Guardate Welcome Venice se volete scoprire una parte di Venezia che non è facile conoscere, che è quella dei pescatori di mosche di Giudecca, e guardando Welcome Venice provate a pensare a quello che sta succedendo anche in altre parti del mondo, probabilmente anche a Londra.”

 

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