The Popess. Instructions for freedom – Una storia vera di cui non hai sentito parlare

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In un antro oscuro ai piedi della St. Mary’s Church di Putney, il giorno del giudizio è arrivato.

Una donna chiede ai presenti:

In nome di che cosa sareste disposti a morire?

Per la libertà

Per i miei figli

Per la parità dei diritti delle donne

Su quest’ultima risposta in special modo, il tono grave della nostra Caronte Elena Mazzon si ammorbidisce: ‘Siamo ambiziosi nel parlare di parità dei diritti delle donne nella Milano del 1200. Non trovate?’

Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom.
Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom (copyright Luigi Russo)

In un solo istante, l’atmosfera gravida di redenzione dei peccati si trasforma in una tempesta di risate e sollievo. La donna stessa che ci fa da guida mettendo in scena una delle pagine più misteriose, misconosciute e rivoluzionarie della nostra storia è alla ricerca della verità. Ma la verità, ci ha insegnato Guglielma ‘la Boema’ più di 800 anni fa, è dentro di noi così come il divino, e nel comprenderne il mistero si arriva alla libertà.

Un messaggio di una potenza fino ad allora senza precedenti.

La santa inquisizione non poteva permettersi di lasciar traccia di un pensiero tanto illuminato

Che una nuova era di salvezza, dove l’umano raggiunge il divino senza mediazione perché siamo tutti uguali, uomini e donne, cristiani e non cristiani, davanti alla misericordia di Dio fosse uno scenario impensabile data la sanguinosa oppressione perpetrata per mano della chiesa, sembra scontato. Che a capo di questa rivoluzione ci fosse poi una donna-simbolo, incarnazione dello Spirito Santo nel corpo femminile di Guglielma, amplificato dall’operato della sua discepola Maifreda da Pirovano, ne fa dello scenario impensabile uno impossibile. E tanto è stato che i guglielmiti, seguaci della santissima eretica, per fede e per amore finirono sul rogo, e con loro la memoria di un’eroina di cui raramente si sente parlare. In fondo la santa inquisizione, braccio violento della chiesa cattolica appestata di opulenza, corruzione e malefatte, non poteva permettersi di lasciar traccia di un pensiero tanto illuminato.

Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom
Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom (copyright Luigi Russo)

Le poche fonti giunte fino a noi hanno dato alla scrittrice Luisa Muraro la possibilità di delineare queste due donne con contorni più distinti attraverso il libro ‘Guglielma e Maifreda. Storia di un’eresia femminista’. E proprio questo saggio, giunto quasi per caso nelle mani dell’attrice e scrittrice Elena Mazzon, ha ispirato la messa in scena dello spettacolo ‘The Popess. Instructions for freedom’.

Un one woman show d’ispirazione grotowskiana

Oltre al sentito ringraziamento che mi sento di estendere a nome di tutti per aver portato alla ribalta la storia di questa eresia femminista, ad Elena Mazzon va riconosciuto il talento innegabile di aver non solo trasformato questa tragica storia in un momento di riflessione, ma anche di averla caricata di una ‘leggerezza’ che ci ha dato la possibilità di sorridere dei nostri stessi limiti, o se si vuole, peccati.

Un one woman show d’ispirazione grotowskiana in cui il rapporto tra la caleidoscopica performance attoriale e la risposta del pubblico hanno rappresentato il contenuto-contenitore stesso dell’opera.

The Popess. Instructions for freedom. Illustrazione di Simona De Leo
The Popess. Instructions for freedom. Illustrazione di Simona De Leo (copyright Simona De Leo)

Siamo stati valdesi, flagellanti ma soprattutto guglielmiti. Abbiamo invocato Guglielma e Maifreda, rispondendo dinanzi alle accuse di un vecchio panciuto inquisitore. E nel farlo abbiamo riso e cantato come un chorós della tragedia greca ma ribaltandone il ruolo grazie alla riuscita componente immersiva dello spettacolo.

Il corpo di Elena, caricato da una storia dove il sacro e il profano si mescolano, ha fatto da catalizzatore a un momento di pura intimità con il fragile e il tragicomico, trasportandoci in un altrove in cui la ricerca di significato nel nostro stesso esistere trova risposta in un passato che riaffiora, cancellato eppure in continuo divenire.

Abbiamo deciso di conoscerla meglio Elena Mazzon, Guglielma, Maifreda e anche Morgana, attraverso un’intervista esclusiva che vi invitiamo a leggere.

Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom
Elena Mazzon, The Popess. Intructions for freedom

 

 

Silvia Pellegrino
Silvia Pellegrino
Silvia è una scrittrice italiana, nata e cresciuta a Roma, e attualmente residente a Londra. Si è appassionata alla scrittura fin da quando era bambina, e ha iniziato a comporre poesie all'età di dieci anni. Cresciuta in una famiglia matriarcale, ha sviluppato un interesse per l'universo femminile, che ha ispirato il suo libro di racconti 'The Spoons'Tales'. Quest'ultimo, ancora in lavorazione, racconta le donne, indagando diversi temi: dalla sessualità al rapporto con il proprio corpo; dall'amore alla morte. Appassionata sia di letteratura che di cinema, ha scritto la sceneggiatura del cortometraggio di video-poesia 'The Molluscs Revenge', diretto e prodotto dalla società di produzione video @studio_capta, nel 2020. Silvia ha individuato nella videoarte e nella videopoesia il perfetto contenitore di contenuti dove far incontrare linguaggi diversi, percepiti come strumento di analisi interpretativa in grado di reificare le diverse sensibilità artistiche, trasformandole in immagini poetiche. Ha collaborato inoltre con il quotidiano nazionale online @larepubblica e la rivista @sentieriselvaggi scrivendo diversi articoli e recensioni cinematografiche dal 2012 al 2016. Nel 2020 il suo racconto “Una lupa mannara italiana a Londra” è stato uno dei vincitori del concorso di scrittura @IRSE RaccontaEstero.

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