Elezioni 2022, parla Tipu (Az/IV): “Votatemi per cambiare”

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Per le elezioni del 25 settembre, il Terzo Polo ha messo in campo un volto ben noto della comunità italiana a Londra: il consigliere Comites Golam Tipu, con un programma focalizzato sul rafforzamento dei legami fra gli italiani all’estero ed il Paese.

Golam Tipu, candidato al Senato con il Terzo Polo

Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche del 25 settembreelezioni politiche del 25 settembre, per le quali gli italiani all’estero hanno già ricevuto i plichi elettorali e possono già esprimere le proprie preferenze, Londra Notizie 24 ha intervistato diversi esponenti dei vari partiti candidati all’estero. Fra questi c’è Golam Tipu, consigliere del Comites di Londra e candidato al Senato nella circoscrizione Europa con la lista Azione/Italia Viva.

Di origine bengalese, attraverso il suo lavoro come mediatore culturale e l’attivismo politico, Tipu è presto diventato un volto ben noto della comunità italiana a Londra, nella quale rappresenta anche le minoranze che negli anni, attraverso la migrazione secondaria, sono andate a svilupparsi preservando sempre la propria italianità.

Le sue idee sono varie, e partono dalla riforma di enti quali appunto il Comites, fino ad arrivare all’incentivazione di un rientro annuale in italia per i cittadini residenti all’estero, in ottica di preservazione degli usi e costumi del Bel Paese ed il mantenimento di un forte legame identitaria e culturale con l’Italia.

Dalle istituzioni all’identità culturale rappresentando anche le minoranze: l’intervista a Golam Tipu

Lei si presenta con la lista di Azione ed Italia Viva: quali sono i punti chiave del vostro programma, soprattutto per quanto riguarda gli elettori residenti all’estero?

Il punto chiave del nostro programma è il miglioramento dei servizi consolari: abbiamo notato che c’è malcontento a trecentosessanta gradi nella comunità, e quindi vogliamo migliorare innanzitutto questo aspetto per quanto riguarda il lavoro che si può fare direttamente all’estero per gli italiani che ci vivono. Poi per quanto riguarda i problemi degli italiani all’estero in Italia, ce ne sono molti altri, come ad esempio l’IMU e la perdita delle radici italiane. Per fare un esempio, ci sono molti italiani di seconda e terza generazione residenti all’estero, che hanno un passaporto ma magari non hanno mai nemmeno messo piede in Italia. Questo non va bene, e volgiamo cercare di fare qualcosa che incoraggi queste persone a tornare in Italia almeno una volta all’anno, per favorire sia uno scambio culturale che la continuità dei nostri usi e costumi.

Proprio su questo tema dello scambio culturale pochi mesi fa il Comites di Londra, di cui lei è consigliere, ha presentato una ricerca sulla comunità italo-bengalese in UK. Fra le altre cose si è notata appunto una perdita degli usi e costumi italiani per quanto riguarda le seconde e terze generazioni. Da membro di questa comunità, quali sono i suoi obbiettivi nel rappresentare queste minoranze, che seppur con cittadinanza italiana si sono ritrovate all’estero per mezzo della migrazione secondaria?

Per queste categorie, che continueranno a crescere negli anni a venire, ho in mente dei progetti specifici. Le istituzioni sono molto indietro nell’affrontare i problemi e le opportunità che si pongono e si porranno in future con queste comunità. Innanzitutto serve un loro vero e proprio riconoscimento a livello istituzionale e statistico, e poi si può iniziare a lavorare sul cogliere le opportunità che presentano. Per esempio, sarebbe una buona idea facilitare il rientro temporaneo di queste persone in Italia, lavorando anche insieme alle amministrazioni locali per poter organizzare una riunione di chi è emigrato proprio da quelle zone e mantenere il loro legame con il Paese. L’idea è quella di rendere tutti ambasciatori degli usi e dei costumi italiani nel mondo, lavorando anche per rafforzare il rapporto fra chi è stato soggetto di migrazione secondaria e l’Italia.

Le istituzioni sicuramente hanno un ruolo importante nel preservare questi legami, e fra di esse ce n’è una che lei conosce particolarmente bene: i Comites. Che idee ci sono per la loro riforma?

Credo che in primo luogo i Comites dovrebbero interloquire con le amministrazioni. Certo, se occorrerà lavorare in parlamento per cambiare la legge lo faremo, ma la mia idea principale è che i Comites siano l’ente perfetto per mantenere aperta la comunicazione fra Italia ed estero ed attuare i progetti che ho spiegato prima. Finora i Comites sono sempre stati lasciato lì, senza poteri e dipendenti dal volontariato:una tigre senza denti insomma. Eppure si parla dei Comites come elementi fondamentali delle comunità italiane all’estero, senza però abbastanza fondi o potere decisionale. Penso che la situazione in questo momento non sia chiara: li vogliamo i Comites o no? Sia ben chiaro, io sono assolutamente contrario alla loro rimozione, ma se li vogliamo dobbiamo dargli gli strumenti necessari per svolgere il loro lavoro.

La sua candidatura chiaramente è mirata al servizio degli italiani all’estero, ma in Parlamento si discute anche (anzi, prevalentemente) di altro. Quali sono le sue idee e che approccio ci si può aspettare dal suo lavoro al Senato, se eletto?

Io in Parlamento, se gli elettori mi vorranno, andrò portando la mia filosofia, le mie idee e le mie esperienze. Sono stato un sindacalista ed attivista politico negli ultimi vent’anni, e chi mi conosce sa come penso e come vedo le cose. Il mio obbiettivo è quello di fare tutto in maniera chiara, senza aree grigie. Il mio carattere è questo: le cose o si fanno convintamente o non si fanno affatto.

Da mediatore interculturale, conosco molto bene anche l’immigrazione e le politiche di molti paesi, uspecialmente quella del nostro e penso di poter dare molto alla nostra politica. Spero di risucire infatti a far sedere insieme tutte le parti interessate al fenomeno dell’immigrazione, come l’industria, i sindacati, il governo ed i partiti, per riuscire finalmente a raggiungere una decisione sull’approccio che serve in questo ambito considerandone i suoi vari aspetti.

Per concludere, ha un messaggio per gli elettori?

Semplicemente quello di chiedere il voto della comunità italiana in Europa. Votatemi per cambiare: per cambiare modo di pensare, per cambiare modo di fare. Io ho uno stile diverso e molto chiaro, e chi mi conosce lo sa. Chiedo il voto di chi vota sempre e di chi non lo fa mai, e anche di chi si sente delusi dal vedere uno scenario che non cambia mai. Con me cambierà, quindi votatemi al Senato: Tipu.

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