La crisi del dollaro, la risalita della sterlina, l’oro e le nuove monete internazionali: ecco come il conflitto russo-ucraino cambia il sistema monetario globale

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A causa del conflitto russo-ucraino, si sta verificando un ulteriore indebolimento del ruolo del dollaro nelle riserve globali in tre fattori principali: la minore necessità di riserve valutarie in un mondo dove i tassi di cambio sono fluttuanti; le politiche attive di diversificazione delle banche centrali; il maggiore impiego di linee di swap tra banche centrali. Nel frattempo, la creazione di una moneta globale resta un’utopia che necessiterebbe di un ambiente geopolitico fortemente collaborativo.

A causa del conflitto russo-ucraino si sta verificando un ulteriore indebolimento del ruolo del dollaro

Mentre continua incessantemente il conflitto russo-ucraino, che sembra destinato inevitabilmente a una lunga e straziante durata, sta avvenendo una piccola rivolta in alcuni settori strategici, ad esempio quello monetario, in particolare modo per il ruolo del dollaro all’interno del sistema monetario globale.

Da circa un anno infatti si è evidenziato come, dopo il crollo della sterlina e in alternativa al dollaro, la Russia, la Cina e altre nazioni non occidentali stessero prendendo in considerazione una nuova moneta internazionale per regolare i propri scambi commerciali e le proprie operazioni finanziarie. In particolare, ha avuto molta fortuna la proposta del celebre politico ed economista russo Sergey Glazyev che ha proposto una moneta basata su un’insieme di valute, tra cui il rublo russo e il renminbi cinese, ancorata al valore di alcune materie prime strategiche, incluso l’oro.

L’ulteriore indebolimento del ruolo del dollaro nelle riserve globali è dovuto principalmente a tre fattori: cioè, alla minore necessità di riserve valutarie in un mondo dove i tassi di cambio sono fluttuanti, alle politiche attive di diversificazione delle banche centrali dovute agli scontri militari (diretti e per procura) come accennato prima, e infine, ma non meno importante, al conseguente maggiore impiego di linee di swap tra banche centrali.

Le sanzioni internazionali durante il conflitto russo-ucraino hanno indotto Mosca a preferire partner commerciali come la Cina, l’India, l’Iran, la Turchia, l’Egitto, e gli Emirati Arabi Uniti, con relative ripercussioni sul sistema monetario globale

L’inasprimento delle sanzioni internazionali (che esistevano e continuavano però da quasi dieci anni) durante il conflitto russo-ucraino, ha infatti indotto Mosca a preferire partner commerciali non occidentali, come la Cina, l’India, l’Iran, la Turchia (per quanto paese membro della NATO!), l’Egitto, e gli Emirati Arabi Uniti, ma anche il Messico, e gran parte delle nazioni dell’America Centrale e dell’America del Sud; e a sviluppare con loro un surplus commerciale di circa 198,4 miliardi di dollari, cioè quasi 123,1 miliardi in più rispetto a prima dell’inizio del conflitto. Ovviamente, questo cambiamento ha spinto molti economisti russi e sopratutto cinesi a promuovere riforme al sistema monetario globale.

Lo conferma un recente articolo pubblicato sulla rivista russa Vedomosti da Dmitri Mityaev, segretario esecutivo del consiglio scientifico e tecnico della commissione economica eurasiatica, dove è evidenziato come la Federazione Russa sia ormai la terza nazione al mondo nell’utilizzo del renminbi cinese per i pagamenti internazionali, e come questo rappresenti più del 26% delle transazioni in valuta estera per la Russia.

L‘analisi conferma anche come in occidente, a causa dei rischi finanziari, nell’immediato futuro l’oro potrebbe diventare un importante strumento d’investimento, e sottolinea come il dollaro rappresenti attualmente poco più del 60% delle riserve globali presso le banche centrali, rispetto a oltre l’80% del 1970. In concomitanza, oggi la sterlina ha toccato il massimo di un anno, scambiando per l’ultima volta a 1,2613 dollari. La valuta britannica ha ricevuto una spinta dopo la riunione della Federal Reserve System delle scorse giornate, in cui la banca centrale degli Stati Uniti d’America ha accennato a una pausa nei rialzi dei tassi d’interesse, facendo ipotizzare che anche la Bank of England possa essere costretta a rallentare la stretta monetaria.

La creazione di una moneta globale, nel frattempo, resta un’utopia che necessiterebbe di un ambiente geopolitico in pace e fortemente collaborativo.

Francesco Ghanaymi
Francesco Ghanaymi
Nato a Milano, mi sono prima laureato con lode in business e management a Houston, e poi - sempre con lode - in giornalismo a Londra. Credo in ordine: nella sostenibilità economica, nell'inclusione sociale e nella salvaguardia ambientale.

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