Il Film Festival Donne di Mafia 2024: approfondimenti sul ruolo delle donne nella criminalità organizzata Italiana

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Continuare a parlare di criminalità organizzata rimane un atto imprescindibile e doveroso, come ha ricordato più volte la ”mente” (così descritta dalla direttrice di CinemaItaliaUK, Clara Galeo Green) del film festival Donne di Mafia Felia Allum (Professoressa specializzata in criminalità organizzata e corruzione comparata presso l’Università di Bath). Analizzarla da diversi punti di vista, strato per strato, tra nuove e vecchie generazioni, regione per regione, tra dinamiche interne e agganci esterni, il ruolo delle donne ieri e oggi, offre degli spunti di riflessione che minuziosamente vengono deframmentati dalla lente d’ingrandimento cinematografica.

La recente notizia del rifiuto degli studenti di un istituto superiore di Partinico di dedicare il nome della scuola a Peppino Impastato, figura emblematica nella lotta contro la mafia, sottolinea ancora di più l’importanza di continuare a sollevare domande e accendere dibattiti per non soffocare la nostra memoria storica. Per ribadire l’importanza di valori sociali che non possono e non devono essere messi in discussione.

Anime Nere di Francesco Munzi
Anima Nere di Francesco Munzi

La selezione dei film ha messo in luce le diverse esperienze femminili all’interno della criminalità organizzata italiana

Grazie al Festival Donne di Mafia si è dunque esplorato il tema del ruolo delle donne attraverso una selezione di film che hanno messo in luce le diverse esperienze femminili all’interno della criminalità organizzata italiana. Il punto di partenza è stato il film “Anime Nere” di Francesco Munzi, che ha saputo cogliere i respiri arrancanti di una terra sofferente, lavorando senza sosta sui corpi dei protagonisti e riempiendo le inquadrature di  terra, fango, e pioggia. Il regista Munzi ha creato uno scenario fatto di case fantasma, di morte che abita la morte.

Attraverso riferimenti espliciti ad altri capolavori del cinema noir, “Anime Nere” dipinge un quadro drammatico della realtà cruda e spietata della criminalità organizzata, senza perdere di vista la profondità dei conflitti familiari e dei dissidi dei suoi personaggi.

Rosi offre una rappresentazione cruda e realistica del mondo della camorra del dopoguerra, evidenziando la forza delle donne napoletane di fronte alle difficoltà imposte dalla criminalità organizzata

Abbiamo poi fatto un passo indietro di più di 50 anni, per arrivare al secondo frammento del caleidoscopio cinematografico del festival Donne di Mafia: ”La Sfida”, di Francesco Rosi, Premio Speciale della Giuria per Venezia 1958. Ispirandosi, come ha ricordato durante il panel successivo alla proiezione la professoressa Gaetana Marrone-Puglia, all’omicidio di Pascalone ‘e Nola (successivamente vendicato dalla giovane moglie Pupetta Maresca), Rosi offre una rappresentazione cruda e realistica del mondo della camorra del dopoguerra, evidenziando la forza delle donne napoletane di fronte alle difficoltà imposte dalla criminalità organizzata.

La sfida, di Francesco Rosi
La sfida, di Francesco Rosi

Il saggio cinematografico di Rosi non ci permette di empatizzare con nessun personaggio: il suo cinema etico sta addosso a Napoli denunciandone le brutture anche attraverso il personaggio di Assunta, una sirena senza voce attorniata da un universo tutto al maschile, che si carica esponenzialmente di potenza visiva, esplodendo sul finale. Non a caso Rosi non sceglie una diva del cinematografo per il ruolo di Assunta: per la sua cronaca sociale su pellicola una diva sarebbe stata troppo ridondante.

La sfida, illustrazione eseguita dall'artista Simona De Leo
La sfida, illustrazione eseguita dall’artista Simona De Leo

La tendenza ad oggettivare le donne invece che rappresentarle in ruoli più diversificati e realistici, suggerisce la necessità di adottare prospettive più sfumate e veritiere

Con un altro balzo ma questa volta in avanti, fino al contemporaneo, troviamo nel programma del festival ”Ti mangio il cuore” di Peppe Mezzapesa, che presenta al pubblico una prospettiva sulle dinamiche della criminalità organizzata nel promontorio del Gargano. Il film mette in evidenza il ruolo cruciale delle figure femminili in una narrazione in bianco e nero che accentua il contrasto già presente nel titolo, tra amore e violenza. Gli interventi di Veronica Vegna, Direttrice del Programma di Lingua Italiana presso l’Università di Chicago, e la sociologa e professoressa associata di studi italiani alla JCU Isabella Clough Marinaro si sono concentrati sui due personaggi femminili principali, Marilena (interpretata dalla eclettica Elodie) e Teresa (Lidia Vitale), analizzando le loro caratterizzazioni nel film. Entrambe subiscono una trasformazione durante la storia, diventando più complesse e sfaccettate. Il grande ”ma” rimane però sulla dimensione quasi romanzata nella rappresentazione cinematografica del femminile di Mezzapesa.

Lidia Vitale in Ti mangio il cuore
Lidia Vitale in Ti mangio il cuore

Il ruolo delle donne nel contesto della criminalità è rilegato ad archetipi quali madre, fanciulla e la dea. Quale l’effetto – ci si domanda – che tali rappresentazioni possono avere sulle percezioni della società e sulle aspettative di genere in questo contesto? La tendenza ad oggettivare le donne invece che rappresentarle in ruoli più diversificati e realistici, suggerisce la necessità di adottare prospettive più sfumate e veritiere, come vediamo accadere nel film uscito quasi parallelamente a quello di Mezzapesa, ”Una femmina’’ di Francesco Costabile.

Nevia, panel al festival Donne di Mafia 2024, Clara Caleo Green, Virginia Apicella, Lidia Ferraro
Nevia, panel al festival Donne di Mafia 2024, Clara Caleo Green, Virginia Apicella, Lidia Ferraro (copyritght Michele Vicenti)

A chiudere il festival, troviamo infine “Nevia” di Nunzia De Stefano, prodotto da Matteo Garrone, che esplora le conseguenze personali e sociali dell’appartenenza a una famiglia legata alla camorra, offrendo uno sguardo autentico sulle difficoltà incontrate dalle donne nel tentativo di emanciparsi dalle loro radici criminali.

”Ci terrei a dire che questo film lo abbiamo fatto prima di tutto con il cuore”. Con questa frase la giovane e soprattutto talentuosa protagonista del film Virginia Apicella ha accolto il pubblico del festival Donne di Mafia.

La macchina da presa di Nunzia De Stefano circoscrive da subito il ridottissimo spazio entro il quale si muovono le due sorelle

La macchina da presa di Nunzia De Stefano, alla sua prima regia dopo una sceneggiatura di lunga e sofferente gestazione a causa degli elementi autobiografici inseriti, circoscrive da subito il ridottissimo spazio entro il quale si muovono le due sorelle. La roulotte, innanzitutto, ulteriormente privata della sua dimensione famigliare dalla scelta della nonna di affittare una stanza ad una prostituta che comincia ad esercitare in casa. Il quartiere poi, Ponticelli, dove la regista ha costruito la sua memoria, è composto da prefabbricati uguali per dimensioni e degrado. Un reticolo di strade bagnate dove girare con un carrello montato alla buona per ricercare vestiti gettati e pronti ad essere rivenduti al mercato, rappresenta l’alfa e l’omega del vivere quotidiano.

”Ho passato due mesi vivendo con loro, mangiando con loro, ascoltandoli, giocando con i bambini che non vanno a scuola perché non ci sono mezzi di trasporto. Io sono di Napoli e venire a conoscenza di tale realtà, che dura dagli anni ‘80 e che anzi è andata peggiorando, mi ha scioccata. La gente durante le riprese mi diceva che era felice del film perché almeno standoci a guardare potevano passare il tempo in maniera diversa.

Virginia Apicella al festival Donne di Mafia 2024, Londra
Virginia Apicella al festival Donne di Mafia 2024, Londra (copyright Michele Vicenti)

E pensare che quando  la regista mi ha chiesto di essere la protagonista del film, inizialmente ho rifiutato perché io non ero un’attrice professionista, bensì appassionata e praticante di arti circensi. Quest’ultimo aspetto in realtà ha spinto la regista a scegliere proprio me. La mia connessione col circo’’. Il circo che nel film rappresenta tutta la dimensione fiabesca e anche l’unica via di riscatto della protagonista e della sua sorellina.

I film presentati hanno contribuito ad ampliare la comprensione di questo fenomeno sociale, offrendo uno sguardo penetrante sulle vite e le sfide delle donne coinvolte nella mafia

Il Festival Donne di Mafia dunque continua ad essere un importante appuntamento volto alla riflessione sulla complessità delle esperienze femminili all’interno della criminalità organizzata italiana. Attraverso una varietà di prospettive e stili cinematografici, i film presentati hanno contribuito ad ampliare la comprensione di questo fenomeno sociale, offrendo uno sguardo penetrante sulle vite e le sfide delle donne coinvolte nella mafia. Non solo beauty queens, vergini, sirene e madri santissime.

Nevia, panel al festival Donne di Mafia 2024, Clara Caleo Green, Virginia Apicella, Lidia Ferraro (copyritght Michele Vicenti)
Nevia, panel al festival Donne di Mafia 2024, Clara Caleo Green, Virginia Apicella, Lidia Ferraro (copyritght Michele Vicenti)
Silvia Pellegrino
Silvia Pellegrino
Silvia è una scrittrice italiana, nata e cresciuta a Roma, e attualmente residente a Londra. Si è appassionata alla scrittura fin da quando era bambina, e ha iniziato a comporre poesie all'età di dieci anni. Cresciuta in una famiglia matriarcale, ha sviluppato un interesse per l'universo femminile, che ha ispirato il suo libro di racconti 'The Spoons'Tales'. Quest'ultimo, ancora in lavorazione, racconta le donne, indagando diversi temi: dalla sessualità al rapporto con il proprio corpo; dall'amore alla morte. Appassionata sia di letteratura che di cinema, ha scritto la sceneggiatura del cortometraggio di video-poesia 'The Molluscs Revenge', diretto e prodotto dalla società di produzione video @studio_capta, nel 2020. Silvia ha individuato nella videoarte e nella videopoesia il perfetto contenitore di contenuti dove far incontrare linguaggi diversi, percepiti come strumento di analisi interpretativa in grado di reificare le diverse sensibilità artistiche, trasformandole in immagini poetiche. Ha collaborato inoltre con il quotidiano nazionale online @larepubblica e la rivista @sentieriselvaggi scrivendo diversi articoli e recensioni cinematografiche dal 2012 al 2016. Nel 2020 il suo racconto “Una lupa mannara italiana a Londra” è stato uno dei vincitori del concorso di scrittura @IRSE RaccontaEstero.

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