Elezioni 2022, Giuseppe Arnone: Il mio impegno per gli italiani all’estero

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Intervista a Giuseppe Arnone, candidato nella lista Salvini Berlusconi Meloni alla Camera dei Deputati nel Collegio Estero alle Elezioni politiche 2022.

Elezioni 2022, il candidato Giuseppe Arnone: Il mio impegno è per gli italiani all’estero

Un impegno diretto e concreto per gli italiani all’estero, che vanno aiutati con centri di ascolto e un fondo di solidarietà per persone in stato di disagio. E poi appositi centri regionali serviranno per valorizzare i prodotti Made in Italy realizzati dalle piccole aziende agricole e artigianali. Sono questi in sintesi i punti essenziali del programma con cui si presenta agli elettori Giuseppe Arnone, candidato alla Camera dei Deputati nel collegio Estero-Europa per la lista Salvini-Berlusconi-Meloni alle prossime Elezioni Politiche 2022.

Imprenditore originario di Favara, in provincia di Agrigento, e residente da tempo in Romania, dove si occupa della direzione generale di “Fundatia Europea delle Professioni” (accademia di formazione post liceale delle professioni sanitarie), Giuseppe Arnone è anche amministratore della società Federico II s.r.l. e responsabile del Polo didattico “Unicusano” della provincia di Agrigento e presidente della Fondazione Italiani in Europa. Da tempo si è impegnato in politica ricoprendo importanti ruoli, tra cui responsabile provinciale dei Club Forza Italia Agrigento, Coordinatore dei Siciliani nel Mondo (Forza Italia), Vice Sindaco del Comune di Licata (Agrigento) con deleghe alla cultura e servizi sociali, Assessore alla Provincia Regionale di Agrigento con deleghe alla Protezione Civile e alle Pari Opportunità. Da tempo si interessa delle problematiche degli Italiani all’estero, ed ha recentemente pubblicato un libro edito da Rubettino, “Italiani nel cuore”, mostrando particolare attenzione alle problematiche relative agli italiani in Europa e nel mondo.

Quale è il primo impegno di Giuseppe Arnone in questa campagna elettorale?

“Innanzitutto, sento il dovere di impegnarmi verso tutti i miei connazionali residenti all’estero. Non è solo la scontata dichiarazione di un candidato: purtroppo, sappiamo che spesso le Istituzioni dimenticano il grande valore rappresentato dagli Italiani all’estero”.

E lei, se fosse eletto, come pensa di sostenere quel valore?

 “Il mio primo pensiero è per i cosiddetti “cervelli in fuga”. La prima ricchezza di una nazione sono le persone. L’Italia ha il dovere di sostenere e tutelare questa nostra grande ricchezza, ma ciò non accade, e i nostri cervelli sono obbligati a lasciare il Paese e a cercare altrove di realizzare le loro potenzialità”.

Quali potrebbero essere le misure concrete per sostenere i nostri connazionali che si recano all’estero?

“Girando l’Europa ho constatato che le Istituzioni spesso non sono presenti, come invece dovrebbero, a supporto dei nostri connazionali già residenti o che intendono trasferirsi all’estero. Di fatto, oltre alla carenza di supporti logistici, non vi sono centri di ascolto dedicati all’accoglienza e al sostegno delle diverse esigenze in campo tecnologico, informatico, burocratico, economico, fiscale, pattrimoniale, formativo, informatico e sociale. Per questo ritengo indispensabile la realizzazione di Caie, Centri di Ascolto Italiani all’Estero, cioè sportelli di aiuto che siano in linea con le prospettive future della vita di tutti i residenti all’estero”.

Ma anche gli italiani che già sono all’estero hanno o possono avere bisogno di sostegno.

“In particolare, gli Italiani che hanno maggiore bisogno di sostegno e aiuto sono quelli non autosufficienti. Purtroppo, le difficoltà della vita non hanno confine, soprattutto se parliamo di disagio sociale. E molto spesso, quando sopraggiungono impreviste difficoltà economiche, gli italiani, per orgoglio o perché sono privi di riferimenti istituzionali, non sanno nemmeno a chi rivolgersi. E poiché la civiltà di una nazione si vede innanzitutto nel modo in cui aiuta i più deboli, mi propongo di far istituire il Fie, il Fondo per gli Italiani all’Estero, cioé un fondo per il sostentamento delle persone con disagio sociale, che potrebbe essere alimentato con un minimo prelievo dalle esportazioni dei prodotti italiani all’estero”.

 A proposito di esportazioni, non ritiene che anche il Made in Italy debba essere sostenuto?

“Io vivo l’italianità degli italiani d’eccellenza. Per questo ritengo che non si sia fatto abbastanza, finora, soprattutto per le produzioni delle aziende della fascia micro e media della nostra Penisola soprattutto nel settore agricolo. Penso per esempio alla piattaforma Sapori d’Italia, dedicata proprio alle micro aziende agricole del Made in Italy. Ritengo perciò indispensabile avviare un processo di integrazione tra domanda e offerta diretta, partecipe e partecipata. Con il progetto “Futuro Italia”, abbiamo l’obiettivo di creare un centro polivalente regionale costruito e strutturato con spazi dedicati al commercio solidale, riservato alle sole aziende italiane per la vendita di prodotti agricoli e lavorazioni artigianali. I centri dovrebbero ovviamente essere personalizzati per ciascuna regione, con aree dedicate alla vendita diretta, logistica, espositiva e culturale, in modo da unire passato, presente e futuro”.

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