Carlo Nordio all’Italian Symposium: “Ridurre i costi della giustizia malata”

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Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio all' Italian Symposium 2023 ( ph. T. Corno).

Tutte le criticità del sistema giudiziario italiano nell’intervento del Ministro della Giustizia Carlo Nordio all’Italian Symposium di United Italian Societies di Londra.Carlo Nordio all’Italian Symposium: “Ridurre i costi della giustizia malata”

Il danno economico della giustizia malata: Carlo Nordio ospite all’Italian Symposium di UIS

Netta presa di posizione del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite del primo panel della seconda giornata dell’Italian Symposium di United Italian Societies, sulle criticità del sistema giudiziario italiano, i cui costi ricadono su cittadini e imprese.

Una “giustizia malata”, dunque, che ogni anno costa al Paese il 2% del Pil e, a causa dei lunghi tempi dei processi civili, allontana gli investitori esteri e danneggia il potenziale economico del Paese.

La priorità, ha spiegato Nordio, al momento è questa: sebbene la giustizia penale sia motivo di preoccupazione mediatica ormai da tempo, è questo impatto economico che dev’essere corretto al più presto.

Facile a dirsi, si può pensare, visto che ormai l’Italia è da tempo un fanalino di coda in Europa e non solo per quanto riguarda i tempi dei processi e la digitalizzazione in ambito giuridico.

È proprio su quest’ultimo dato che, stando a Nordio, il governo Meloni vuole portare le prime iniziative, a partire dal progetto Polis di Poste Italiane, mirato a rendere digitalmente accessibili atti e certificati, promuovendo la coesione territoriale ed economica.

Carceri sovraffollate, Nordio: “Meno custodia cautelare”

Sebbene la lunghezza dei processi civili sia, a detta di Nordio, il problema più urgente da affrontare per il sistema giudiziario, rimane inevitabile volgere lo sguardo anche alle condizioni del sistema penitenziario, messo a dura prova dal sovraffollamento delle carceri, oltre ai ben noti scandali che puntualmente emergono nell’amministrazione penitenziaria.

La domanda posta a Nordio è più che lecita: come si può garantire la rieducazione dei detenuti in queste condizioni? Ma il problema, secondo il Guardasigilli, è più profondo e deriva dallo sproporzionato ricorso alla custodia cautelare.

“In Italia è troppo semplice entrare in carcere prima di una condanna, e troppo semplice uscirne dopo essere stati condannati,” ha spiegato Nordio. “Occorre ridurre il ricorso alle misure di custodia cautelare, e una volta condannato l’imputato la pena deve essere certa, immediata e proporzionata”.

L’intenzione del governo, a questo proposito, è quella di intervenire sulla procedura per la custodia cautelare, limitandone l’applicazione salvo nei casi di flagranza. O almeno, questo è quanto detto da Nordio: una presa di posizione a difesa dello stato di diritto e della tutela della libertà, che forse non trova pieno riscontro nelle azioni prese dalla maggioranza (e dal governo) ad oggi.

Basti pensare al famoso “decreto rave“, che tanto ha fatto discutere lo scorso anno. Il testo, passato a tempo record attraverso i meccanismi legislativi dello Stato, prevede infatti la custodia cautelare per chi organizza i raduni, una norma mantenuta dal governo nonostante le sostanziali modifiche in risposta ad altri elementi critici del testo presentato (al tempo) in Parlamento.

Nordio, da uomo della Repubblica rispettoso della Costituzione, si è dimostrato attaccato ai valori del garantismo che contraddistinguono la democrazia liberale. Ma le incongruenze con le azioni intraprese dal governo Meloni non possono passare inosservate. Che il Guardasigilli stia combattendo una battaglia in salita?

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