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venerdì 16 Maggio 2025
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Consolato di Manchester in difficoltà, Cassandra sollecita il viceministro Cirielli

Problemi per gli italiani in Uk a causa delle difficoltà operative del Consolato di Manchester, Cassandra del Comites, chiede l’intervento del vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli.

Marco Gambino è Supulcius, nessuno e centomila

Oggi parto alla rovescia.

Avete presente quando accade qualcosa o incontrate una persona e subito dopo il vostro cervello comincia a ruminare nella memoria per trovare un’assonanza che connetta quell’evento a qualcos’altro? Un crocevia di emozioni, di colori, di fotografie, di vecchi film?

Dopo aver incontrato l’attore Marco Gambino, originario di Palermo e figlio d’adozione londinese autenticata (da ben 37 anni), ho vissuto questo lungo momento che mi ha portato a disegnare nell’aria delle suggestioni. Ciò che ne è uscito fuori è stato un bar in Provenza dove Lucio Dalla e Bertolt Brecht s’incontrano per dare vita a un personaggio.

Ecco quel personaggio che ”la casa dove è nato l’abita senza luna quando dorme sul prato”, completamente immerso nell’ambivalenza dell’essere e del non essere attore abita la pelle di Marco Gambino, seduto con me in un bar sì, ma ad Haymarket.

Marco Gambino (photo credits Jamie Genovese)
Marco Gambino (photo credits Jamie Genovese).

Erase and rewind.

È una giornata meteorologicamente priva di senso, che ben presto ritrovo perché vivo a Londra. Il centro è impaccato di turisti e scolaresche europee in vacanza-studio, che temevo di non vedere più causa Brexit. È sempre colpa di Brexit. Imprecare contro Brexit non sarà mai peccato.

Evitare la parola ”io”

In ogni caso, Marco arriva spaccando il secondo. Ha il saluto gentile, come gentile è il suo modo di ordinare una tazza di caffè nero. Mi anticipa che per tutta l’intervista proverà ad evitare la parola ”io”. ‘‘Io ho fatto questo, io ho scritto quest’altro. Ma basta! Noi! Noi! Noi! cos’è l’io senza il noi?” Io rispondo tra me e me: teatro epico.

Marco è tornato da poco dal settantesimo Festival di Taormina, dove ha presenziato all’anteprima del film ”Il giudice e il boss” di Pasquale Scimeca, che racconta la vera storia del giudice Cesare Terranova e del suo aiutante, il poliziotto Lenin Mancuso, uccisi nel 1979 per mano degli uomini del boss di Cosa Nostra, Luciano Liggio. Marco Gambino in quel film interpreta il ruolo del pentito mafioso ”Ciannuzzo” Raia.

Marco Gambino interpreta Supulcius sul set di Those about to die
Marco Gambino interpreta Supulcius sul set di “Those about to die”.

Il ”Sandalone” Those about to die

Stando alle dichiarazioni rilasciate durante l’ultimo incontro del 3,2,1 Action! Marco, nonostante abbia combattuto e continui a combattere la mafia con gli strumenti che si è costruito, ossia la scrittura e la recitazione, raccontandosi aveva espresso il desiderio di tornare ad esplorare ruoli che fossero estranei alla parte oscura della Sicilia, o meglio, all’Italia. E, sempre come dice lui ‘‘Continuando a seminare, prima o poi i frutti crescono”.

I suoi sono andati a finire in mano alla seconda dinastia imperiale romana, quella dei flavi, interpretando il ruolo del senatore Supulcius nella serie Amazon Prime “Those About to Die”. Diretto dal duo Roland Emmerich/Marco Kreuzpaintner, e sceneggiato dal Robert Rodat di “Salvate il soldato Ryan”“Those About to Die” è un ”Sandalone” di intrighi, lepidezze, amabili villan e tanta tanta CGI.

Per questa intervista siamo partiti proprio da lì.

Marco Gambino (Photo credits Jamie Genovese)
Marco Gambino (photo credits Jamie Genovese).

L’americano bannato

Marco, raccontaci della tua esperienza sul set di Those About to Die. Com’è stata la costruzione del personaggio e qual è stato l’impatto del contesto multiculturale sul tuo lavoro?

“Allora, l’esperienza è stata unica. Il progetto nasce da un’idea del regista di creare un gruppo di attori che, pur mantenendo la loro unicità linguistica e culturale, lavorassero insieme. Nonostante tutti parlassimo inglese, non c’era nessuna forzatura nel linguaggio. Si trattava di un inglese variegato, con accenti spagnoli, svedesi, danesi, norvegesi, francesi. La protagonista, Cala (Sara Martins), è francese e interpreta un personaggio etiope. Questo mix di accenti e origini ha dato al progetto una dimensione molto autentica e soprattutto l’accento americano è stato semi-dichiaratamente bannato. Non avere quella sensazione di lontananza che l’americano può dare quando si parla dell’antica Roma ha reso il tutto più sensato, perché l’inglese “sporco” ma chiaro ha dato coerenza alla messa in scena”.

L’ammirazione per i costumisti

Quale altro aspetto ti ha colpito?

“I costumi. I costumi sono stati fondamentali per conoscere il mio personaggio. Ho sempre trovato affascinante il lavoro dei costumisti. Cuciono il carattere, la persona che l’attore andrà ad interpretare. Come se ti leggessero il copione ad alta voce e te lo presentassero sotto un’altra veste. Gianni Casalnuovo, il costume designer per questo progetto, è stato eccezionale. È anche candidato a un Emmy per i costumi di ”Ripley”. Il suo lavoro non si limita a ”vestire”, ma a dar forma e sostanza ai personaggi. Per ”Those About to Die” le toghe sono state l’emblema di questo studio minuzioso. Le stoffe necessarie sono state selezionate con grande cura, dopo vari invii dall’India. Ogni toga doveva avere un certo tipo di panneggio e spesso ci volevano due persone per aiutarti a indossarla correttamente”

Marco Gambino in Those about to die (illustrazione di Simone De Leo)
Marco Gambino in Those about to die (illustrazione di Simone De Leo).

L’intransigenza di Roland Emmerich

Com’è stato lavorare con gli altri attori e con il regista?

“Il lavoro con gli altri attori e con il regista è stato incredibile. Non c’era una gerarchia rigida, eravamo tutti sullo stesso piano. Questo senso di uguaglianza e condivisione ha creato un ambiente di lavoro molto positivo, pur rimanendo intenso. In particolare, la nascita dell’amicizia con l’attrice tedesca Gabrielle Scharnitzky è stata per me significativa. Ricordo una scena in cui lei, che interpreta il ruolo della nutrice nella casa del senatore Marsus (Rupert Penry-Jones), pur rimanendo immobile, ferma in un angolo era completamente immersa nel personaggio. E gliel’ho detto subito dopo il cut. ”Complimenti perché ero lì che ti guardavo apparentemente senza fare niente, ma ho capito che in quel momento eri Drusilla”. Poi poverina è inciampata in una piscinetta perché non ha visto un gradino e ci siamo spaventati tutti. Lavorare con Roland invece, che ha molta esperienza, è stato prezioso. Anche se la sua intransigenza può sembrare dura, rispetto il suo impegno e la sua capacità di mantenere un alto standard”.

L’uomo che vince perdendo

Come hai ottenuto il ruolo e come hai preparato il tuo personaggio?

“Ho ottenuto il ruolo grazie alla casting agent Michela Forbicioni, che già conosceva il mio lavoro. Dopo aver fatto il provino a dicembre, ho avuto notizie solo a marzo. Michela è andata dal regista più volte per dirgli di visionare la mia tape. È stata una grande soddisfazione sapere che quanto avevo seminato stava finalmente dando i suoi frutti.

Il mio personaggio, Supulcius, è un senatore romano e capo dei corridori di bighe al Circo Massimo, appartenenti alla fazione dei Verdi. È interessante perché fa soldi perdendo, una sorta di investitore che guadagna con le perdite e le informazioni che vende. Non è un personaggio che mi somiglia, ma è affascinante. Per prepararmi, mi sono immerso nella storia romana, visitando il British Museum e leggendo i lavori di Mary Beard. Ho cercato di ristudiare il contesto e il mondo in cui si svolge la storia”.

Il ”baby” Cicerone

E come hai trovato la vita a Roma durante le riprese?

“Roma è sempre stupenda. Anche se il lavoro è stato intenso, abbiamo trovato il tempo per esplorare e goderci la città. Siamo stati a Trastevere, e i miei colleghi inglesi si sono acclimatati nei pub locali. Mi univo a loro, anche se preferivo prendere solo una mezza pinta che mi è costata il soprannome di ”baby”. È stato bello condividere momenti di relax e fare loro da Cicerone. Soprattutto per quel che riguardava i ristoranti”. [ride]

Impariamo a dire di no

Hai avuto momenti difficili o particolari durante le riprese?

“Sì, ho vissuto una situazione piuttosto critica in cui un attore è stato licenziato in tronco durante le prove. È stato un momento delicato per tutti. L’attore in questione, nonostante sia molto bravo, si è lasciato sopraffare dall’emozione. Questo episodio mi ha fatto riflettere su quanto sia cruciale una comunicazione chiara e una buona gestione dei conflitti sul set.

L’altra esperienza dolorosa te la introduco lanciando un messaggio: impariamo a dire di no. In un ambiente come questo, è cruciale mettere la propria sicurezza al primo posto. A me è successo che mi hanno chiamato mentre ero in albergo, aspettando che il tempo migliorasse per girare una scena. Ho ipotizzato che potessero chiedermi di fare qualcosa, ma non mi avevano avvisato ufficialmente. Alla fine, mi hanno fatto fare una prova di stunt, alquanto pericolosa, senza neanche consultare il regista. Questo tipo di richiesta è inaccettabile, e ho dovuto affrontare delle conseguenze serie. Per mesi non sono riuscito nemmeno a fare una passeggiata di 500 metri senza fermarmi per il dolore. Quando Roland lo ha saputo è andato su tutte le furie”.

Marco Gambino (photo credits Adrian McCourt)
Marco Gambino (photo credits Adrian McCourt).

Appartengo al teatro

Dove ti senti di appartenere di più, al teatro o al cinema?

“Decisamente al teatro. Il teatro mi dà una gioia speciale per vari motivi. Ho più tempo per studiare e prepararmi, con settimane di prove che mi permettono di lavorare approfonditamente sui personaggi. Nel cinema, mi sento spesso prigioniero del punto di vista del regista e del montatore. Il teatro mi offre la possibilità di esplorare il personaggio in modo più completo e di interagire direttamente con il regista, il che arricchisce l’esperienza artistica. In più sono un accanito frequentatore di teatri. Sono sempre lì che osservo, studio. Il teatro è la mia scuola”.

E del fare teatro in Italia, della possibilità di far riscoprire la sua importanza nonostante i tagli e l’allontanamento del pubblico, cosa ne pensi?

“È una sfida, ma credo che ci sia speranza. Ho visto i lavori di Roberto Cavosi, un grande drammaturgo, e ho trovato il teatro a Roma, sebbene non strapieno, con un pubblico diverso rispetto a quello a cui ero abituato. In Italia il pubblico tende ad essere più intellettuale e meno variegato rispetto a Londra, dove trovi persone di tutte le età e background. La differenza è evidente: a Londra c’è una ricca varietà di audience e stili teatrali, mentre in Italia sembra esserci una certa uniformità. Credo che per riportare il pubblico a teatro sia necessario diversificare l’offerta e coinvolgere più persone con stimoli differenti”.

Marco Gambino interpreta Supulcius in Those about to die
Marco Gambino interpreta Supulcius in “Those about to die”.

L’Enrico IV di Richard Harris

Hai accennato a un sogno legato al teatro. Puoi dirci di più?

“Il mio sogno è calcare almeno una volta un palcoscenico di teatri che considero luoghi eletti, come il National Theatre, il Royal Court, il Donmar o l’Almeida. Quando sono arrivato a Londra, dopo un distacco violento dalla mia famiglia, ho trovato conforto in un Enrico IV di Pirandello al West End con Richard Harris. Questo mi ha fatto capire che, anche lontano dalla mia terra, potevo ritrovare quello che avevo lasciato. Il mio sogno è in linea con chi sono e con quello che amo fare”.

Provate a contare quante volte ha detto la parola ”io”. Anzi, ve lo anticipo: zero.

La donna nelle arti di Bisanzio: cultura al femminile con la British Italian Society

La donna nelle arti di Bisanzio è la conferenza di Andrea Mattiello con cui la British Italian Society all’Istituto Italiano di Cultura ha puntato i riflettori sul femminile della cultura medievale.

Industria aerospaziale italiana al Farnborough, Crosetto a Londra per il GCAP

Industria aerospaziale italiana in mostra al Farnborough International Air Show. Il ministro Crosetto a Londra per il programma GCAP con Regno Unito e Giappone.

Industria aerospaziale italiana al Farnborough, Crosetto a Londra per il GCAP

Il ministro della Difesa Guido Crosetto e il vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli con l'ex presidente del Comites di manchesgter Gianluigi Cassandra e il consigliere del Cgie Vincenzo Zaccarini al ricevimento in Ambasciata d'Italia del 22 luglio 2024 (ph. courtesy G. Cassandra).
Il ministro della Difesa Guido Crosetto e il vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli con l’ex presidente del Comites di manchesgter Gianluigi Cassandra e il consigliere del Cgie Vincenzo Zaccarini al ricevimento in Ambasciata d’Italia del 22 luglio 2024 (ph. courtesy G. Cassandra).

Una due giorni a Londra densa di impegni istituzionali dedicati tutti al tema della cooperazione internazionale su Difesa e Industria, quella del ministro della Difesa Guido Crosetto e dal Vice ministro agli Affari esteri Edmondo Cirielli, che ha avuto il suo culmine lunedì sera al rinfresco che l’Ambasciatore d’Italia a Londra Inigo Lambertini ha offerto alla delegazione ministeriale nella sua Residenza ufficiale di Londra.

Al centro dell’agenda di Crosetto e Cirielli, gli accordi di cooperazione industriale tra Italia, Regno Unito e Giappone, nonché la qualificatissima presenza di imprese italiane all Farnborough International Air Show, il salone dell’aviazione e dell’aeronautica in corso dal 22 al 26 luglio.

Rapporti Italia – Regno Unito, Crosetto: “Nulla è cambiato”. Il progetto GCAP va avanti

I rapproti bilaterali di collaborazione e cooperazione Italia-Regno Unito, che datano da lunghissimo tempo e si estrinsecano su vari livelli, non da ultimo nel prorgamma GCAP, sono e rimangono assolutamente stabili. A confermarlo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che nella giornata di lunedì ha incontrato per la prima volta il suo omologo britannico, il neo minsitro laburista John Healey, con cui nella giornata di martedì incontra anche il ministro della Difesa del Giappone Minoru Kihara nel quadro del GCAP, il programma per lo sviluppo congiunto di un nuovo Jet da caccia.

Nei rapporti tra Italia e Regno Unito “nulla è cambiato” con il nuovo governo britannico, ha affermato Crosetto all’agenzia Nova nel corso di un punto stampa che si è tenuto ieri sera all’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito.

“Il mondo è quello che c’era prima delle elezioni nel Regno Unito”, e l’Europa “ha davanti sfide complesse”, così “come la Nato”, a fronte di un potenziale cambio di scenario. Ue e Nato “hanno l’abitudine di affrontare i problemi” quando emergono, e non prima, come nel caso delle questioni legate all’Africa, ha osservato Crosetto.

Queste rassicurazioni acquistano un valore importante, dopo che venerdì scorso The Times ha riferito il timore che il progetto Global Combat Air Program fighter – che coinvolge Italia, Gran Bretagna e Giappone, “potrebbe essere a rischio di cancellazione, in un più ampio riesame della materia Difesa”, a causa delle preoccupazioni sui costi del governo laburista britannico guidato da Starmer.

Dello stato di avanzamento del progetto GCAP si è discusso nella giornata di oggi, in un incontro delle tre delegazioni italiana, britannica e giapponese che si è tenuto nel palazzo di Whitehall, sede del Ministero della Difesa del Regno Unito.

“I nostri sono tre grandi Paesi del G7 che hanno intrapreso un importante percorso. Il progetto GCAP, parte di una più ampia strategia della Difesa, si basa su eguale partecipazione in termini finanziari, industriali e tecnologici. Occorre ora garantire rispetto delle tempistiche e un quadro chiaro su condivisione di lavoro e tecnologie”, ha detto Crosetto a margine dell’incontro trilaterale con il Segretario di Stato John Healey e con il Ministro Minoru Kihara.

Il programma GCAP (Global Combat Air Programme) è una partecipazione trilaterale per lo sviluppo di un caccia di sesta generazione, ed è un progetto ambizioso, fondamentale per l’Italia nello sviluppare capacità e tecnologie innovative e garantire un vantaggio operativo, e che rientra in una più ampia strategia di collaborazione internazionale, indispensabile negli scenari geopolitici attuali.

Tanto è vero che Crosetto ne ha parlato anche con il collega giapponese in un incontro faccia a faccia che si è tenuto nella mattinata di martedì nella sede dell’ambasciata italiana e che ha visto, come hanno riferito fonti della Difesa italiana, un proficuo dialogo sui nuovi ambiti di collaborazione tra le Forze Armate di Italia e Giappone e sullo sviluppo della cooperazione nel settore dell’industria della difesa.

E questo tema, anche se su aspetti più tecnico operativi, è stato al centro anche di un altro incontro, che Crosetto ha avbuto lunedì pomeriggio, con Maria Eagle, ministro per le Forniture e l’Industria della Difesa britannica, che è stata l’occasione anche per ribadire l’importante legame tra Italia e Regno Unito e approfondire opportunità che il progetto GCAP offre in termini di collaborazione industriale e sviluppo di un polo tecnologico.

Sempre lunedì Crosetto ha anche incontrato il Segretario di Stato alla Difesa della Polonia, Pawel Bejda, in un colloquio che ha riguardato ancora una volta le possibilità di cooperazione tra Italia e Polonia innelle Forze armate e sulla cooperazione in ambito industria della Difesa.

Industria italiana in prima fila al Farnborough  International Air Show

Al centro del viaggio della delegazione ministeriale italiana a Londra, tuttavia, c’è la presenza di una qualificatissima rappresentativa di imprese italiane dell’hi tech presenti al Farnborough International Air Show, il prestigioso salone dedicato a spazio, aeronautica, sostenibilità, innovazione e in progamma quest’anno dal 22 al 26 luglio.

La delegazione industriale italiana è ospitata nel padiglione congiunto Ministero della Difesa Direttorato per gli Armamenti e Aiad, Associazione Italiana delle imprese per Aerospazio, Difesa e Sicurezza che rappreenta il meglio delle aziende tecnologiche coinvolte nelle attività di design, costruzione, amnutenzione e riparazione di piattaforme, sistemi e apparecchiature terrestri navali e aeree.

Nel corso della prima giornata di fiera, i padiglioni italiani hanno ricevuto la visita della delegazione governativa italiana, guidata dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dal Vice ministro degli Affari Esteri e Cooperazione internazionale Edmondo Cirielli, Valentino Valentini, Viceministro delle Imprese e del Made in Italy e Stefania Craxi, Presidente della 3ª Commissione permanente – Affari esteri e Difesa.

Allo Show si segnala la presenza di imprese e distretti industriali dell’Aeropsazio provenienti da varie regioni italiane, come Piemonte, Lazio, Umbria e Puglia.

Tra le altre, ad esempio, sono state ben 19 le imprese associate ad Umbria Aerospace Cluster presenti all’interno dello stand collettivo che ha ricevuto la visita della presidente della Regione Donatella Tesei: si tratta di Aerospace Manufactoring, Company, Angelantoni Test Technologies, Comear, En4, Era Electronic Systems, Fomap, Fucine Umbre, Meccanotecnica Umbra, Ncm, Oma, Qfp, Rampini, Serms srl, Sky Eye Systems, Temis, Test Industry, Umbragroup, Umbria Aerospace, Systems e Vga.

Anche l’Aerospazio pugliese è presente al Farnborough International Airshow, dove ha presentato i positivi dati dell’export regisrtati dalle sue produzioni avanzate nei comparti aeronautico e spaziale.

La Regione Puglia – Sezione Promozione del Commercio, Artigianato ed Internazionalizzazione delle Imprese ha partecipato con una delegazione di imprese accompagnate dal Distretto tecnologico aerospaziale e con una delegazione istituzionale di cui fanno parte i vertici del dipartimento Sviluppo economico, di Aeroporti di Puglia, del Politecnico di Bari e rappresentanti dell’agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione Arti e della società in house e finanziaria Puglia Sviluppo.

La Regione Puglia nel proprio padiglione istituzionale accoglie sei Pmi e startup innovative pugliesi, accompagnate dall’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Alessandro Delli Noci: Deagle (Avetrana – Ta); Dian (Gioia del Colle – Bari); Giannuzzi (Cavallino – Le); Manta Group (Foggia); Mill-Turn Technologies (Stornarella – Fg); Roboze (Bari).

Scarlato e Bonci, a Montepulciano il concerto per organo e coro unisce Italia e Uk

Al 49° Cantiere internazionale d’Arte in Valdichiana Senese, il compositore Dimitri Scarlato e l’organista Riccardo Bonci in un concerto per organo accompagnato dal Selwyn College Choir (direttrice Sarah MacDonald) per “O Nata Lux”, omaggio alla musica corale ispirata alla “Luce” dal Rinascimento ai nostri giorni.

Con Italian Summer Market la solidarietà italiana vince a Nottingham

Un successo per Italian Summer Market, l’evento di beneficenza organizzato dalla Italian School of Nottingham il 13 luglio sorso.

Il film Scoop, la nomina agli Emmy e cosa significa fare giornalismo: Sam McAlister si racconta

Avete mai conosciuto una ”sognatrice disciplinata”? Io  sì, e il suo nome è Sennait Ghebreab. Insegnate, giornalista, scrittrice, e mentore Sennait Ghebreb è stata riconosciuta come Talento under 40 dall’Ambasciata e dalla Camera di Commercio Italiana a Londra.

Entrando dalla porta principale nella Camera di Commercio, non ha perso tempo e ha subito organizzato un evento significativo: l’incontro seguito da una cena presso il ristorante Il Macellaio Soho con la giornalista e producer Sam McAlister, il cui scopo è stato quello di celebrare l’integrità dell’informazione ed evidenziare il coraggio e la dedizione di questa straordinaria professionista nel mondo del giornalismo.

Sam MCAlister al ristorante Il Macellaio Soho (photo credits Luigi Russo)
Sam McAlister al ristorante Il Macellaio Soho (photo credits Luigi Russo)

Le ”persone-enciclopedia”

C’è una frase che sempre cito in determinate occasioni, che la mia amica Valentina, costumista professionista, disse una volta commentando il malcontento nei confronti di una mia galante frequentazione: ‘‘lo so Silvia, sembrava un dizionario e invece era solo un sussidiario”.

A parte che ve la cedo perché merita di essere rivenduta, raramente nella vita si ha la fortuna di incontrare persone-dizionario (sia al livello umano che culturale). Ancora più raramente persone-enciclopedia.

Ecco, Sam McAlister è dotata di un’incommensurabile potenza che percepisci senza esserne sopraffatto. Ha una visione del giornalismo molto chiara, un’etica professionale scritta in bold, e uno stile di cui io per prima ne sono ”vittima”. Dopo questo incontro, e la recente nomina agli Emmy per il film ”Scoop” tratto dall’omonimo libro scritto da Sam McAlister (che nel film è interpretata da Billie Piper), ho avuto la fortuna di poterla intervistare.

Deboreh Bonetti, Roberto Costa, Melania Guarda Ceccoli (photo credits Luigi Russo)
Deboreh Bonetti, Roberto Costa, Melania Guarda Ceccoli (photo credits Luigi Russo).

Di seguito condivido il suo intervento:

L’interesse per la verità

Sam, grazie infinite per la tua disponibilità. Comincio con una domanda estremamente significativa per chi ti segue e supporta: da dove nasce il tuo interesse per il giornalismo?

Il mio interesse per il giornalismo proviene dall’interesse per la verità. Prima ero un avvocato difensore penale. Si dice sempre che ci sono tre parti di ogni storia: una prima parte, una seconda parte e poi c’è la verità. E questa è una cosa molto difficile da perseguire e da trovare. Ma il giornalismo, quello vero, cerca di fare esattamente questo: analizzare entrambi i lati della storia e considerare ciò che soggiace nel mezzo, che è poi la vera soluzione.

Cosa è giornalismo e cosa è sensazionalismo

Come si può distinguere il vero giornalismo dal sensazionalismo?

La questione tra vero giornalismo e sensazionalismo dipende dallo scopo. Lo scopo del vero giornalismo, nella sua accezione migliore, è cercare di educare, capire e rendere il mondo più comprensibile e accessibile. Questo può significare che a volte ti imbatti in qualcosa che diventa molto popolare e che deve essere digerito da un grande volume di persone. Ma quello non è il vero scopo. Lo scopo del sensazionalismo è di provocare interesse e attirare attenzione. In un certo senso, è l’opposto del vero giornalismo. Quindi, mentre il giornalismo può diventare sensazionalista, il sensazionalismo non potrà mai diventare vero giornalismo.

Sam McAlister e Silvia Pellegrino (photo credits Luigi Russo)
Sam McAlister e Silvia Pellegrino (photo credits Luigi Russo)

Spina dorsale e stoicismo

Quali sono le qualità essenziali necessarie per essere un buon giornalista?

Le qualità essenziali di un vero giornalista sono pazienza, integrità, resilienza e perseveranza. Non puoi arrivare da nessuna parte senza accettare che si può “fallire” e non ottenere quanto speravi. A volte devi accettare la sconfitta, devi essere resiliente e continuare a provare. Devi sapere la differenza tra un vicolo cieco e un’opportunità da perseguire. Ci vogliono spina dorsale e stoicismo!

Ci sono giornaliste o autrici che ti hanno ispirato nel corso della tua carriera come scrittrice e produttrice?

Non c’è nessuno in particolare che mi abbia ispirato, se non mia madre, Netta, una donna brillante che mi ha sempre sostenuta e creduto in me al 100%.

L’adattamento del libro al film e non solo…

Come hai lavorato sull’adattamento del tuo libro in un film? Quali sono state le sfide più significative?

Adattare un libro in un film non è sempre scontato. Mi reputo incredibilmente fortunata per aver suscitato interesse nell’adattare il mio libro non solo in un film, ma anche come base per un documentario di Channel 4 chiamato “The Problem Prince”. In verità, l’adattamento cinematografico era un’area di cui non sapevo assolutamente nulla. Quindi ho avuto una serie di incredibili opportunità di cui sono molto, molto grata. Scrivere un libro come autrice per la prima volta, e lavorarci per tre mesi fino a scrivere 80.000 parole. Poi ricevere così tante richieste per lavorare con me è stato vedere un sogno diventare realtà. Ma ovviamente, lungo il percorso, c’è stato e ancora c’è del duro lavoro da parte mia, ma anche da parte di molte altre persone. L’agente letterario, il mio editore e relatore, i produttori e le compagnie di produzione che hanno lavorato con me e hanno creduto in me lungo tutto il percorso, il team Netflix e lo sceneggiatore, la troupe, gli attori, sono così tante persone che sono state coinvolte in questo incredibile viaggio.

Sam McAlister e Sennait Ghebreb (photo credits Luigi Russo)
Sam McAlister e Sennait Ghebreb (photo credits Luigi Russo)

La nomina agli Emmy

“Scoop” è stato nominato per l’Emmy come Outstanding Television Movie – 2024. Te lo aspettavi? Qual è stata la tua reazione?

Proprio quando pensi che le cose non possano andare meglio, la vita ti sorprende di nuovo. Ovviamente essere stata interpretata da Billie Piper in un film di Netflix sulla mia vita è stata l’opportunità più straordinaria che mi sia mai capitata, nonché un’esperienza incredibile. Scoprire però che il film è stato nominato per un Emmy, che è l’Oscar della televisione, è per me un onore incredibile. Continuo a pizzicarmi per capire se è la realtà o se sto sognando. Mi reputo davvero la donna più fortunata del mondo.

Scoop Emmy Nomination (copyright www.emmys.com)
Scoop Emmy Nomination (copyright www.emmys.com)

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono una relatrice professionista, e attualmente sto viaggiando in tutto il mondo per parlare e divulgare la mia esperienza come giornalista. In particolare, spiego come ho gestito la negoziazione per l’intervista del principe Andrew. Inoltre, ricopro il ruolo di visiting senior fellow alla London School of Economics, e insegno alle generazioni future di avvocati come negoziare in maniera efficace, e dunque cercare di ottenere il risultato sperato. In realtà il processo di negoziazione stesso, che è una cosa straordinariamente difficile da fare, viene messo in pratica 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza che ce ne rendiamo conto.

 

Cambio di passo al Comites di Manchester, il 30 luglio esordisce il neo presidente Ardito

Esordisce il 30 luglio prossimo il nuovo esecutivo guidato da Cesare Ardito che dovrebbe segnare il cambio di passo alla guida del Comites di Manchester.

Perché fidarsi dei comici? Chiedete a Stefania Licari

Il primo aprile (non un giorno qualunque) del 2014 il direttore del Leicester Square Theatre, Martin Witts, fonda nella cripta riadattata della chiesa di St George il Museum of Comedy. Dieci anni dopo, noi tutti gli siamo ancora molto grati.

Museum of Comedy (photo credits Luigi Russo)
Museum of Comedy (photo credits Luigi Russo).

Il Museum of Comedy è un posto da frequentare

Il museo infatti, oltre ad ospitare la mostra “The Comic Collection” di Steve Ullathorne, che include ritratti delle star della comicità britannica più brillanti, dà ospitalità sia a stand-up comedians emergenti, sia a coloro che sono nel settore da un po’ ma non hanno ancora ottenuto il successo meritato.

Per questi ultimi, infatti, la competizione chiamata Not So New Comedian of the Year offre riscatto e anche riscoperta per il pubblico.

Stefania Licari al Museum of Comedy (photo credits Luigi Russo)
Stefania Licari al Museum of Comedy (photo credits Luigi Russo).

L’epifania della signora Marisa al Pigneto

In questo contesto ci ha accolti Stefania Licari, medico NHS e comica di origini italiane, per presentare il suo nuovo spettacolo “Stefania Licari: Trust me, I am a comedian”.

Ricordo che quando ho letto il titolo, mesi prima dello show, ho avuto un momento di pura epifania che mi ha catapultata indietro al tempo pre-UK, quando ancora vivevo in una splendida palazzina di tre piani, situata in via Braccio da Montone, al Pigneto.

Accanto a me abitava la signora Marisa, romana fino all’unghia del mignolo, con la quale intrattenevo conversazioni quotidiane. In una di queste mi disse “Sirvie, io non me fido dei medici, e se posso evito l’ospedali come la peste”.

Sono quasi certa però che, se avesse conosciuto la dottoressa Stefania Licari, essendo lei anche stand-up comedian, si sarebbe certamente fidata.

Stefania Licari (illustrazione di Simona De Leo)
Stefania Licari (illustrazione di Simona De Leo).

La struttura complessa della cornice narrativa

Quando Stefania è salita sul palco, incorniciato da pesanti drappeggi rossi, la sua voce sottile ha lasciato che il pubblico percepisse immediatamente il tono dello spettacolo: intimo, personale, probabilmente rigurgitato e poi metabolizzato dopo un lungo periodo di scrittura. La sua struttura complessa, composta da una trama di ampio respiro e sotto-trame sistemate in ordine “crescente”, oltre a renderlo narrativamente pregevole, ha fatto sì che il pubblico mantenesse uno stato di perenne tensione, allentata da gag, joke ben assestati e altri che sono arrivati dopo.

Stefania Licari (photo credits Luigi Russo)
Stefania Licari (photo credits Luigi Russo).

Una goffa e irresistibile sensualità

La gestualità di Stefania Licari trapassa il confine tra il caricaturale e la slapstick comedy, amalgamandoli insieme attraverso un’intenzionalmente goffa sensualità. Il suo corpo è una mappa che ci invita ad esplorare, che si lascia osservare senza controbattere, attirandoci a sé con il fascino di Medusa.

E come Medusa, ci ha lasciati pietrificati e in apnea quando ha gridato le sue reali intenzioni: dare voce a tutte quelle donne rimaste inascoltate. Alla sua bisnonna, a sua nonna, ma soprattutto a sua madre.

Stefania Licari (photo credits Luigi Russo)
Stefania Licari (photo credits Luigi Russo)

Un atto di coraggio

Ciò che Stefania ha compiuto con la scrittura dello spettacolo “Stefania Licari: Trust me, I am a comedian” è stato un atto di coraggio per due principali motivi.

Il primo, anche se alcuni lo danno per scontato, si rintraccia nell’intrattenere un pubblico eterogeneo e (nostra culpa) non sempre “responsive” in una lingua d’adozione; il secondo è affrontare un argomento, quello dell’emarginazione femminile, necessariamente “inflazionato”, smembrandolo, riducendolo in microscopici frammenti che raccontano di lei, della sua vulnerabilità, e ricomponendoli nuovamente, anche della nostra. Per questo mi sento di ringraziarla.

Stefania Licari, assieme a tanti altri artisti italiani (e non), sarà presente all’attesissimo Fringe Festival 2024. Andatela a trovare ma senza chiederle di misurarvi la pressione.

Stefania Licari al Museum of Comedy (photo credits Luigi Russo)
Stefania Licari al Museum of Comedy (photo credits Luigi Russo).

Fringe Festival dipinto di blu: gli artisti italiani arrivano a Edimburgo!

Nel 1947, durante il periodo postbellico in cui si tentava di ricostruire letteralmente e metaforicamente l’umanità dal disastro della guerra, in Scozia si attendeva il Festival Internazionale di Edimburgo. Quest’ultimo era stato creato per celebrare e arricchire la vita culturale europea nel dopoguerra, e ricostruirla dalle sue ceneri attraverso l’arte.

L’arte ai ”margini”

In quell’anno però qualcosa di straordinariamente inaspettato accadde: otto compagnie teatrali si presentarono senza invito ufficiale per esibirsi al Festival. Pur non essendo contemplati nel programma, questi performer decisero comunque di mettere in scena i loro spettacoli ai ”margini” del festival, coniando così il termine e il nome del Fringe Festival. Da allora, l’arte, intesa come ogni attività umana in cui diverse forme espressive si realizzano, e il significato ultimo di anarchia che soggiace nella manifestazione della libertà individuale, s’incontrano ogni anno durante il mese di agosto al Fringe Festival.

Fringe Italy (Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo)
Fringe Italy (Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo)

Nel 1958 accadde la Festival Fringe Society

Il 1958 rappresentò un’altra data molto importante: in quell’anno infatti fu creata la Festival Fringe Society in risposta al successo del Fringe Festival, che aveva visto crescere il numero di artisti e spettatori, anno dopo anno. La società formalizzò l’esistenza di questo collettivo di performance e il suo statuto fu scritto in linea con l’etica che aveva portato queste compagnie teatrali a Edimburgo nel 1947: la società non doveva partecipare alla selezione del programma del festival ufficiale. Ancora oggi, questa politica rimane il cuore pulsante del Fringe Festival che continua ad accogliere chiunque abbia una storia da raccontare.

Una moltitudine di gesti creativi

Questa eccitante moltitudine di ”gesti” creativi esplicitati attraverso musica, teatro, danza, esposizioni, ed eventi accade dunque in ogni angolo della città: dai teatri e sale da concerto esistenti, a spazi riadattati come bar, parchi, autobus e tanto altro ancora. Il pubblico può goderne gratuitamente ed essere libero di sostenere gli artisti durante ma anche dopo il festival.

Il supporto imprescindibile dell’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo

In questo senso, l’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo continua incessantemente a promuovere artisti italiani e gli spettacoli dedicati alla cultura italiana in seno al Fringe Festival, offrendo sostegno mediatico e promozionale tramite il proprio sito internet, i canali social e l’evento “Italy @Edinburgh Festival Fringe 2024: Showcase & Networking Event”, che quest’anno si terrà martedì 6 agosto alle ore 13:00. In questa occasione, le compagnie italiane avranno l’opportunità di presentare il proprio lavoro alla stampa, ai promotori di iniziative nel campo delle arti e al pubblico dell’Istituto.

𝗜𝘁𝗮𝗹𝘆 @ 𝗘𝗱𝗶𝗻𝗯𝘂𝗿𝗴𝗵 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗙𝗿𝗶𝗻𝗴𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟰 🇮🇹

https://www.youtube.com/watch?v=-zKxIQ1bLaw

QUI gli artisti e il calendario del Italy @ Edinburgh Festival Fringe 2024