Stefano Ferri: oltre gli stereotipi, una visione autentica della diversità di genere

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Stefano Ferri, giornalista e scrittore, ha risvegliato l’interesse del pubblico nel 2015 con il suo coming out come crossdresser. La sua voce, unica e autentica, ha suscitato una riflessione profonda sulla fluidità dell’identità di genere e sull’importanza dell’accettazione e della tolleranza. Nella nostra intervista, Stefano condivide le sue esperienze personali e offre un prezioso punto di vista su come la società possa abbracciare la diversità e celebrare l’autenticità di ogni individuo. 

Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser
Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser (copyright Cristina Linguanti)

Dopo il mio coming out, che avvenne il 20 ottobre 2015 sul Corriere della Sera, gli amici sono rimasti amici e la famiglia non ha avuto sussulti

Ciao Stefano, grazie per la tua disponibilità. Puoi condividere quali reazioni hai ricevuto dalla tua famiglia, dagli amici e dalla società dopo aver raccontato apertamente la tua esperienza di crossdresser e la tua lotta per il diritto di vestirti come desideri?

In realtà dopo il mio coming out, che avvenne il 20 ottobre 2015 sul Corriere della Sera, gli amici sono rimasti amici e la famiglia non ha avuto sussulti, anche perché le mie uscite pubbliche sono sempre concordate con mia moglie, e a maggior ragione lo fu quella. Sul lavoro ebbi qualche problema, ma nulla che non fosse già stato ampiamente anticipato da avvisaglie nei mesi precedenti, dunque del tutto slegato dal coming out. Il fatto è che non dipende mai dal microfono che usi o dal pulpito da cui parli, ma da chi ti ascolta. Se ti imbatti in brave persone, hai le porte spalancate sempre (come peraltro dovrebbe essere secondo Costituzione). Se invece incontri razzisti, il discorso si fa più complesso. Sui social i leoni da tastiera si sprecarono in insulti terrificanti da cui mi difesi ignorandoli. Nella vita reale dovetti rinunciare a qualche contratto, ma ne trovai altrettanti, perché, ripeto, non di soli razzisti vive il mondo per fortuna.

Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser
Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser

Come pensi che l’accettazione di te stesso come crossdresser possa influenzare positivamente altre persone che condividono la tua stessa esigenza, considerando la necessità di sfidare le norme di genere imposte dalla società?

Ho l’onore di ricevere settimanalmente messaggi di uomini nelle mie stesse condizioni, che però non trovano il coraggio (o non hanno la possibilità) di uscire allo scoperto. Per esserci passato, so cosa significa. Peggio che in un incubo. Do consigli per come posso, sottolineando di non essere né psicologo né sociologo, dunque di non poter erogare suggerimenti in scienza e coscienza, ma sono sicuro che prima o poi la molla scatterà in loro tutti. In taluni è già scattata, e non hai idea di quanto ne sia felice.

”Rinuncia al tuo potere di attrarmi e io rinuncerò alla mia volontà di seguirti”

Quali suggerimenti offri a coloro che potrebbero essere incerti su come affrontare i propri conflitti riguardo all’identità di genere e all’espressione personale?

C’è una celebre frase di William Shakespeare: “Renounce your power to attract me and I’ll renounce my will to follow you”. Rinuncia al tuo potere di attrarmi e io rinuncerò alla mia volontà di seguirti. La linea di confine tra il successo e l’insuccesso in società passa da qui, per tutti. Certo, per un crossdresser può essere più impegnativo, ma alla fine occorre sempre ricordare che un conto è discriminare un uomo impaurito che indebitamente implora agli altri la loro benevola accettazione, magari nella fattispecie spingendosi a chiedere il permesso di presentarsi “en femme” (come purtroppo facevo io ai miei inizi), mentre ben altro conto è discriminare una persona sicura di sé, che ti si fa incontro col sorriso della serenità e si pone per quello che è, cioè un tuo pari. In questo secondo caso, quasi sempre l’eventuale razzismo della controparte si spegne in pochi secondi.

Anche la bellezza è un potere, un potere grandissimo, e tutta la storia umana, non solo quella dell’emancipazione femminile, sta lì a dimostrare che la cessione di un potere implica conflitti

Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser
Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser (copyright Cristina Linguanti)

In che modo credi che la società possa promuovere una visione più aperta e inclusiva dell’espressione di genere maschile, incoraggiando l’emancipazione maschile e la rottura degli stereotipi di genere?

Bisogna prendere coscienza che il divieto di indossare gonne, abiti al ginocchio e tacchi per gli uomini è un’incarnazione storica, non una legge di natura, come purtroppo diffusamente si crede. Il problema è che quando la fotografia arrivò, nel 1827 e poi dal 1839 coi ritratti su dagherrotipo, la moda maschile era già com’è oggi. Mancano testimonianze fotografiche di quello che fu, e se ci fossero ci renderemmo subito conto di quante trip mentali ci facciamo. Nel mondo antico nessuno metteva i pantaloni, nel medioevo contadino gli uomini giravano in tuniche corte, nel rinascimento mettevano minigonne e scarpe scollate, ancora nel Seicento gli abiti formali prevedevano gonne ben sopra il polpaccio e nell’Ancient Régime i tacchi erano simboli di nobiltà, tutti i nobili maschi li portavano.

Fu con l’introduzione della macchina a vapore (1769) che le cose cambiarono, perché gli uomini iniziarono a vedere la possibilità di diventare ricchi e potenti grazie alle capacità produttive aumentate esponenzialmente, e decisero la cosiddetta “grande rinuncia” imponendo alle donne lo scambio bellezza-potere: a voi tacchi, parrucche, ciprie, colori sgargianti ecc, a noi soldi e carriera. Un baratto sciagurato su cui il mondo occidentale andò avanti per tutto il XIX secolo e che, dal lato femminile, si iniziò a mettere in dubbio nel XX. Oggi le donne hanno raggiunto posizioni di potere ovunque, nonostante gli uomini abbiano remato contro la loro emancipazione in ogni modo. È ovvio che il desiderio complementare (cioè la tensione verso la propria bellezza) stia sorgendo nella controparte, com’è altrettanto ovvio, ahimè, che le peggiori resistenze provengano proprio dalle donne: anche la bellezza è un potere, un potere grandissimo, e tutta la storia umana, non solo quella dell’emancipazione femminile, sta lì a dimostrare che la cessione di un potere implica conflitti. Attenzione: non mi riferisco solo ai vestiti. Il trasferimento della bellezza fu totale, esteriore e interiore. L’uomo oggi deve riprendersela tutta, deve imparare a lasciarsi andare ad onta della controcultura che glielo impedisce. Per esempio, quale maschio, se piange, non si è mai sentito dare della femminuccia? Ecco, è questo il cancro che va curato.

Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser
Stefano Ferri, giornalista e scrittore crossdresser 

Approfittare di una posizione di forza per scagliarsi contro l’altrui diversità può farti sentire grande per dieci secondi

Quali consigli daresti a chiunque si trovi a navigare le acque di una relazione dove uno dei partner esplora la propria identità di genere, come è successo con te e tua moglie?

Direi di imporsi con amore, cioè rispettando i tempi della controparte. Ma occorre anche, come sempre, tanta fortuna. Se non hai accanto la persona giusta è tutto inutile (e peraltro, separarsi dalla persona sbagliata, per traumatico che sia, alla lunga paga).

Come credi che la società possa diventare più accogliente e inclusiva nei confronti delle persone che esplorano la propria identità di genere, considerando il bisogno di promuovere e costruire una cultura che celebra la diversità e l’autenticità di ogni individuo?

Bisogna che la gente capisca che approfittare di una posizione di forza per scagliarsi contro l’altrui diversità può farti sentire grande per dieci secondi, ma poi torni a essere lo sfigato che sei. Perdona lo stile prosaico.

 

Silvia Pellegrino
Silvia Pellegrino
Silvia è una scrittrice italiana, nata e cresciuta a Roma, e attualmente residente a Londra. Si è appassionata alla scrittura fin da quando era bambina, e ha iniziato a comporre poesie all'età di dieci anni. Cresciuta in una famiglia matriarcale, ha sviluppato un interesse per l'universo femminile, che ha ispirato il suo libro di racconti 'The Spoons'Tales'. Quest'ultimo, ancora in lavorazione, racconta le donne, indagando diversi temi: dalla sessualità al rapporto con il proprio corpo; dall'amore alla morte. Appassionata sia di letteratura che di cinema, ha scritto la sceneggiatura del cortometraggio di video-poesia 'The Molluscs Revenge', diretto e prodotto dalla società di produzione video @studio_capta, nel 2020. Silvia ha individuato nella videoarte e nella videopoesia il perfetto contenitore di contenuti dove far incontrare linguaggi diversi, percepiti come strumento di analisi interpretativa in grado di reificare le diverse sensibilità artistiche, trasformandole in immagini poetiche. Ha collaborato inoltre con il quotidiano nazionale online @larepubblica e la rivista @sentieriselvaggi scrivendo diversi articoli e recensioni cinematografiche dal 2012 al 2016. Nel 2020 il suo racconto “Una lupa mannara italiana a Londra” è stato uno dei vincitori del concorso di scrittura @IRSE RaccontaEstero.

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