Sennait Ghebreab: “il talento non basta, deve incontrare l’occasione giusta”

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Sennait Ghebreab: “il talento non basta, deve incontrare l’occasione giusta”

È un premio per tutti noi, per la ripartenza.

È questo lo spirito dietro alla premiazione di quattro giovani talenti selezionati negli ultimi Talented Young Italians Awards 2020.

Giunto già alla sua settima edizione, è stato celebrato lo scorso giugno alla Italian Chamber of Commerce and Industry for the UK, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Londra.

Gli Awards celebrano gli italiani che si danno da fare in ogni settore, andando contro corrente nel tentativo di mantenere una connessione con l’Italia in questo mondo post-Brexit.

Le categorie individuate sono finanza e servizi, industria e commercio, ricerca ed innovazione, media e comunicazione ed infine beneficenza.

 

L’intervista alla vincitrice dei Talented Young Italians Awards 2020

Sennait Ghebreab è la vincitrice del premio Talented Young Italians Awards 2020 per la categoria “Industria e Commercio”. Nata e cresciuta a Milano, con origini eritree, Sennait mi accoglie per la nostra intervista all’Istituto Marangoni, dove si percepisce che si sente a casa.

Nella cornice elegante di questa storica scuola di moda italiana con sede a East London veste i panni della professoressa. Sennait Ghebreab è infatti Programme Leader delle lauree triennali in Business e Senior Fellow a Marangoni. “Il rapporto con Marangoni è iniziato perché avevo degli studenti come intern nel loro sandwich year. Poi hanno cominciato a chiamarmi per alcuni progetti in cui portavo un problema di buying o merchandising ad esempio, e dopo otto settimane tornavo per vedere cosa gli studenti avessero preparato come risposta al problema dato”, racconta mentre mi mostra fiera le aule luminose di Marangoni. Gli studenti sono a lavoro per un industry project su Matches Fashion, per la unit del business and luxury management dell’exchange programme degli studenti della Germania, provenienti dell’Università Macromedia. Mi avverte che qualora avessero bisogno  di lei, dovremo mettere in pausa l’intervista, ed è subito evidente che ho di fronte a me una professionista.

Il rapporto è cresciuto, nel 2014 ero nel panel per la validazione dei corsi, e piano piano ho iniziato ad insegnare la sera (poiché il giorno avevo il commitment del lavoro). Alla fine sono passata dal team che portava l’esperienza d’ufficio ad essere a capo di questi nuovi corsi. Ormai sono sette anni, le connessioni con l’industry sono tante, molti colleghi fanno ritorno per dei seminari nei miei corsi. Per cui è un percorso che è nato in ufficio ma ha trovato il pieno sbocco nell’attività didattica. Per me Londra ha funzionato”.

I primi anni in UK, fino al premio della Camera e dell’Ambasciata

Per chi cerca una formula magica per capire perché per Sennait Ghebreab Londra ha funzionato meglio che per molti altri, come testimonia anche il premio, non c’è un’unica risposta. Dalle sue parole si capisce che ogni risultato ottenuto nel corso di questi 13 anni oltremanica è il frutto di tanto duro lavoro, di ambizione, tenacia e precisione. È il perfetto mix tra Londra e Milano.

Parlando dei primi anni in UK, racconta: “Il programma era terminare il percorso di studi e tornare in Italia, dove avevo già conseguito la mia laurea e un master. In realtà poi non sono più tornata perché ho iniziato subito a lavorare da Burberry, all’head office, e poi da li ho continuato senza fine. Per un periodo ho pensato di tornare a casa verso i trent’anni, ma alla fine ho continuato ad avere opportunità di far business development con i grandi buyers nei mercati di Europa, Medio Oriente e Asia”.

E così Londra è diventata la sua nuova casa. Quando lo scorso giugno le è stato consegnato il premio, “È stato un giorno speciale. Dopo 13 anni che vivo a Londra avere questa riconoscenza ufficiale è sicuramente una grande soddisfazione. In questo momento storico forse ancora di più, perché il 25 giugno venivamo da mille mesi di lockdown per cui anche solo tornare ad un evento è stato grande. In generale è un boost anche alla confidence e conferma che stare all’estero, una condizione che spesso richiede tanti sacrifici come stare lontani dalla propria famiglia, ha un valore, un significato. Ti da una traiettoria anche sul futuro”.

Crearsi la propria occasione: i consigli di Sennait Ghebreab

Proprio pensando al futuro, nello speech di accettazione, ha detto citando Seneca che il talento non basta, deve incontrare l’occasione giusta. A quelli che ritengono che il futuro post-pandemico sia tutt’altro che un’occasione giusta, Sennait risponde con ottimismo.

Io sono sempre positiva e credo che spesso l’occasione bisogna crearsela, andare a prendersi con audacia le connessioni necessarie. Ho detto cosi allo speech perché è vero, sono stata premiata, ma sono consapevole che ci sono tanti talenti italiani che lavorano ogni giorno e raggiungono traguardi. Il momento forse è un po’ difficile, ma in realtà più che difficile per me è solo nuovo e in quanto tale spaventa. Siamo in un periodo di transizione dove nuove opportunities si stanno affacciando ai nostri orizzonti. Per cui spesso si dice che non ci sono quando in realtà dobbiamo solo imparare a leggerle, come se fossero in una lingua sconosciuta. Ma anche avere il mindset per non spaventarsi e dire: “ok, let me see what’s on the table” è fondamentale. Spesso il boost che ti convince a non mollare arriva da li, e mi ricollego al concetto di crearsi la propria occasione. Anche pensando alla mia storia, io comunque sono nata a Milano, mia mamma veniva dall’Eritrea, se sei committed e focus qualcosa cambia. Londra in questo sta un passo avanti, c’è molta più confidence e fiducia per chi è giovane. È un diverso mercato con dinamiche completamente differenti”.

L’heritage italiano, un valore aggiunto

A proposito di mercato, Sennait lavora nella moda da tutta la vita. È un mercato, o meglio un’industria, dove l’Italia non solo eccelle, ma detta le regole globali. È qui che l’heritage italiano dona un valore aggiunto nell’esperienza all’estero? “Secondo me rimane un fortissimo valore aggiunto per quello che siamo, per quello che portiamo all’estero, non solo nel prodotto ma anche nel business mind. Anche quando guardiamo i grandi marchi italiani, Prada ad esempio, si fondano su eccellenza, ricerca, craftmanship. In molti casi questi brand per la maggior parte della loro storia sono stati family-run business, basati sul trovare qualcosa in più per distinguersi. Non è solo il prodotto bello, pensate alla signora Miuccia che da sola ancora gestisce un impero dalla supply chain con le factories in Toscana. E inoltre sarà proprio questo il modello vincente nel futuro sostenibile, perché basato sul dettaglio e sulla qualità”.

Quando le chiedo se la sua giovane età è mai stata un problema nel corso della carriera, torna l’ottimismo: “L’età secondo me non è un ostacolo ma qualcosa che quando riesci a dimostrare cosa sai fare viene accantonato. È vero che in alcuni casi anche i toni e gli sguardi che ti rivolgono quando pensano che sei young possono essere differenti, mi capita anche in classe, poi dopo due settimane di corso guardano il mio LinkedIN e dicono ‘Ah okay’. Io credo che sia importante far capire cosa si fa, quanto puoi contribuire a un lavoro o ad un progetto, e l’età non è più un ostacolo”.

I futuri talented Italians? “Più gender e diversity

Ho un’ultima domanda. Quale talento vorrebbe che venisse premiato nei futuri talented Italians? Ci riflette un attimo e poi risponde: “Forse gender e diversity. Vorrei più attenzione ad esempio al gap che c’è nei salari e nelle possibilità di carriera, e anche alla diversity perché è ancora un topic in progress in Italia. Io resto ottimista perché vedo che ci sono stati tanti passi avanti. La mia generazione ha studiato un po’ all’estero, la vostra ancora di più, se davvero ci sarà un ritorno di cervelli sicuramente verrà riportata maggiore attenzione”.

Quando le chiedo se davvero ci sarà questo ritorno di cervelli entrambe ridiamo, è qualcosa di imprevedibile. Ma del resto il suo non è mai più tornato. Tuttavia, Sennait Ghebreab è l’esempio di come anche scegliendo di andarsene si può continuare a dare molto al proprio paese. “Ringrazio la Camera e l’Ambasciata per questo premio, mi ha fatto davvero piacere e mi ha messo in contatto con altre persone. Sto collaborando ad un progetto sulla moda, ha portato a delle cose positive e aperto ad altri percorsi. Per cui senti sempre di più la soddisfazione di essere a Londra e sei sempre più convinta che sia il posto giusto al momento giusto”.

 

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