Ricucire le ferite dell’anima attraverso l’arte: l’artista Roberta De Caro si racconta

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”La verità è che ho capito di essere un mezzo attraverso il quale il dolore dell’altro da me si trasforma in arte. Non importa quante volte io mi possa rompere e “riparare”, guarire e ricadere. C’è qualcosa di più grande che regola queste sincronicità tra il mio e l’altro esistere, e voglio continuare ad assecondarlo.” Roberta De Caro

"From the Fragment to the Whole", Roberta De Caro
“From the Fragment to the Whole”, Roberta De Caro (copyright by Gary Manhine)

È vero, il mestiere che faccio mi rende fortunata abbastanza da conoscere continuamente persone interessanti. Nessuna però è riuscita a guardarmi dentro e a lasciarsi guardare come l’artista Roberta De Caro. In Roberta l’arte scorreva senza che lei lo sapesse, nel tempo in cui ancora non riusciva a pensarsi un’artista. Il flusso era talmente potente che non poteva far altro che far esplodere la diga emozionale e incanalarla verso un nuovo inizio. Vi invito a scoprire i suoi progetti perché appartengono al benessere della comunità.

Ciao Roberta, grazie per essere intervenuta. Puoi raccontarci della tua esperienza come studentessa post-laurea presso la City & Guilds of London Art School e in che modo il percorso accademico sta influenzando il tuo approccio artistico?

Le mie esperienze accademiche hanno avuto un impatto significativo sulla mia pratica artistica. Presso la City & Guilds of London Art School ho imparato a trovare la mia voce come artista e sviluppare una metodologia che trasforma le idee in un processo creativo sviluppato in molteplici fasi, materiali e tecniche. Il mio approccio enfatizza la ricerca e l’interazione con i materiali, consentendomi di creare opere ”multistrato’”che abbracciano temi personali, socio-politici e universali.

Il laboratorio di Roberta De Caro
Il laboratorio di Roberta De Caro

Qual è stata la ragione del tuo trasferimento a Londra e come questo nuovo contesto ha influenzato il tuo lavoro artistico?

Mi sono trasferita a Londra nel 1997 con l’obiettivo di approfondire la mia conoscenza della lingua inglese e di sviluppare la mia carriera artistica. Questa città dinamica e multiculturale ha arricchito il mio lavoro, offrendomi numerosi stimoli culturali e artistici.

Come hai scoperto la tua passione per il vetro e quali sono le sue qualità che ti affascinano di più nella tua arte?

Il vetro mi ha sempre affascinato per la sua capacità di suscitare emozioni profonde. Da bambina amavo ammirare i colori delle vetrate delle chiese italiane che portavano un senso di magia nell’austero ambiente ecclesiastico. Nel 2010, sono stata introdotta alla lavorazione del vetro da una cara amica, e da allora è diventata una parte essenziale della mia pratica artistica.

Il laboratorio di Roberta De Caro
Il laboratorio di Roberta De Caro

Ho approfondito tematiche socio-politiche e femministe, trasformando la mia arte in uno strumento di espressione e di riflessione critica

Dopo aver fondato ‘Peace of Glass’ nel 2011, come si è evoluta la tua arte da mestiere a arte contemporanea?

Negli anni ho trasformato la mia pratica artistica, spostandomi da opere puramente decorative a opere concettuali e basate sul processo. Attraverso la mia formazione accademica, ho approfondito tematiche socio-politiche e femministe, trasformando la mia arte in uno strumento di espressione e di riflessione critica.

“From the Fragment to the Whole” è nato dalla mia esperienza personale di sopravvivenza alla violenza domestica e riflette il processo di guarigione attraverso la creazione artistica

Puoi raccontarci di più sul tuo progetto attuale “From the Fragment to the Whole” e su come l’arte del vetro si lega all’esperienza di chi ha subito abusi domestici?

“From the Fragment to the Whole” è nato dalla mia esperienza personale di sopravvivenza alla violenza domestica e riflette il processo di guarigione attraverso la creazione artistica. Il vetro, con le sue qualità di fragilità e resilienza, offre una potente metafora per l’esperienza di chi ha subito abusi domestici.

"From the Fragment to the Whole" , Roberta De Caro
“From the Fragment to the Whole” , Roberta De Caro (copyright by Gary Manhine)

In che modo il vetro, un materiale così versatile, ti permette di esplorare concetti e temi profondi come la psicologia e le esperienze personali nei tuoi lavori?

Il vetro è un materiale straordinariamente versatile che mi permette di esplorare una vasta gamma di concetti e temi. Attraverso il processo di lavorazione del vetro, posso esplorare le profondità della psiche umana e trasformare le mie esperienze personali in opere d’arte significative.

Chi sono le artiste e gli artisti che ti hanno influenzata maggiormente e come si riflettono le loro influenze nel tuo lavoro, soprattutto riguardo ai temi socio-politici e all’interconnessione?

Sono stata influenzata da una varietà di artisti contemporanei, tra cui Mona Hatoum, Rachel Whiteread e Louise Bourgeois, i cui lavori affrontano temi socio-politici e femministi. Attraverso il mio lavoro, cerco di promuovere la riflessione critica su questioni sociali importanti e di influenzare la percezione della realtà.

La tua ricerca si concentra sull’intersezione tra materialità e significato da una prospettiva femminista. Come ti approcci a questa connessione e come spera che il tuo lavoro influenzi la percezione della realtà?

Il mio lavoro si concentra sull’esplorazione delle connessioni culturali dei materiali e sul loro impatto sulla nostra comprensione del mondo. Attraverso la mia arte, cerco di stimolare una riflessione critica sulle questioni sociali, evidenziando le ideologie culturali sedimentate nel tessuto della nostra storia.

"From the Fragment to the Whole" , Roberta De Caro

Attualmente sto lavorando su una nuova serie di sculture in vetro basata sull’idea del lacrimarium, inteso come contenitore di lacrime e simbolo di lutto e guarigione emotiva

Quali sono i tuoi prossimi progetti o ambizioni per il futuro, sia a livello artistico che accademico?

Attualmente sto lavorando su una nuova serie di sculture in vetro basata sull’idea del lacrimarium, inteso come contenitore di lacrime e simbolo di lutto e guarigione emotiva. Spero di continuare a esplorare tematiche profonde attraverso il mio lavoro artistico e di approfondire la mia ricerca accademica, con l’obiettivo di avviare eventualmente un dottorato di ricerca sull’arte come forma di riparazione e trasformazione.

 

 

 

 

 

Silvia Pellegrino
Silvia Pellegrino
Silvia è una scrittrice italiana, nata e cresciuta a Roma, e attualmente residente a Londra. Si è appassionata alla scrittura fin da quando era bambina, e ha iniziato a comporre poesie all'età di dieci anni. Cresciuta in una famiglia matriarcale, ha sviluppato un interesse per l'universo femminile, che ha ispirato il suo libro di racconti 'The Spoons'Tales'. Quest'ultimo, ancora in lavorazione, racconta le donne, indagando diversi temi: dalla sessualità al rapporto con il proprio corpo; dall'amore alla morte. Appassionata sia di letteratura che di cinema, ha scritto la sceneggiatura del cortometraggio di video-poesia 'The Molluscs Revenge', diretto e prodotto dalla società di produzione video @studio_capta, nel 2020. Silvia ha individuato nella videoarte e nella videopoesia il perfetto contenitore di contenuti dove far incontrare linguaggi diversi, percepiti come strumento di analisi interpretativa in grado di reificare le diverse sensibilità artistiche, trasformandole in immagini poetiche. Ha collaborato inoltre con il quotidiano nazionale online @larepubblica e la rivista @sentieriselvaggi scrivendo diversi articoli e recensioni cinematografiche dal 2012 al 2016. Nel 2020 il suo racconto “Una lupa mannara italiana a Londra” è stato uno dei vincitori del concorso di scrittura @IRSE RaccontaEstero.

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