Inflazione shock nel Regno Unito, ma la cucina italiana non vede crisi

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Da dicembre, inflazione shock e impennata dei prezzi al consumo in diversi paesi del mondo, incluso il Regno Unito. Ma trasformazione, unione e ambizione hanno rafforzato i business italiani a Londra.

Inflazione UK al top da 30 anni

L’inflazione UK ha raggiunto il 5.5% a gennaio 2022, il livello massimo negli ultimi 30 anni. Il dato va comparato all’obbiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale britannica, considerato irraggiungibile prima del 2024.

L’inflazione aumenterà ulteriormente nei prossimi mesi, fino a circa l’8% nel secondo trimestre del 2022, e possibilmente più in alto ancora nel corso dell’anno”, ha avvertito la Banca centrale.

L’impennata dei prezzi è dovuta all’aumento delle tariffe energetiche e dei beni di consumo. Inoltre, con il conflitto in Ucraina che ha ulteriormente innalzato la pressione sul costo del gas e del petrolio, la Banca centrale considera un potenziale aumento dei prezzi fino al mese di ottobre.

Pasta Remoli, effetto inflazione sulla manodopera

Simone Remoli, chef e fondatore della catena londinese Pasta Remoli, spiega come l’invasione russa abbia influito anche sull’importazione di materie prime di genere alimentare.

“Con la guerra in Ucraina, che è uno dei maggiori produttori di grano e di olio di semi di girasole, si è creata un’inflazione incredibile. Se pensi che prima un pacco di farina da 25 chili lo pagavamo 25-26 sterline, adesso siamo arrivati a quasi 48 sterline. Proprio ieri mi è arrivata una comunicazione da uno dei nostri fornitori di olio, che è uno dei maggiori fornitori inglesi, che non c’è più olio di girasole e dobbiamo andare con l’olio di colza”.

I proprietari di Pasta Remoli

Remoli aggiunge che le ripercussioni dell’inflazione e della Brexit sul suo business si sono fatte sentire soprattutto a livello di manodopera. Il carattere culinario italiano di Pasta Remoli ha solitamente spinto l’azienda a ricercare ragazzi provenienti dalla nostra amata terra, “a cui scorre nelle vene la cucina italiana”, commenta Remoli.

L’inflazione e la Brexit hanno però modificato questo trend. Nei tempi pre-Covid e prima dell’uscita del Regno Unito dall’Unione, quasi 147 mila italiani l’anno si trasferivano a Londra per lavorare, ora diminuiti a 15 mila l’anno. Per business come Pasta Remoli che fanno affidamento sull’importazione di materie prima, così come di manodopera, la transizione è stata ardua.

Etna Coffee, costi d’importazione alle stelle

Gaetano Bauso, co-fondatore e direttore di Etna Coffee, ristorante di street food tipico siciliano, ribadisce come l’inflazione influisca sui costi di compra-vendita. “Siccome io importo dalla Sicilia, il trasporto è aumentato molto, dovuto all’aumento dei prezzi della benzina. Sommaci anche la Brexit, che ha aggiunto altri costi e difficoltà”.

Per sopperire alla crisi, le aziende hanno dovuto alzare i costi di vendita, cercando di mantenerli in linea con i prezzi di mercato. “Tenendo conto che i clienti non sono mai contenti del rialzamento dei prezzi”, afferma Remoli, “dopo l’ultimo aumento, sono stati però molto molto pazienti e hanno capito”.

Un’opportunità per ottimizzare i business

Nonostante sia “uno dei momenti più tragici nella storia dell’ospitalità”, commenta Remoli, la sua azienda, così come Etna Coffee e molti altri, hanno trasformato i fattori legati alla Brexit, al Covid e all’inflazione in opportunità per trasformare e migliorare i loro business.

Pasta Remoli ha lanciato l’home delivery, tanto apprezzato dalla clientela durante i mesi di lockdown in cui i ristoranti fisici sono stati costretti a rimanere chiusi. Nei prossimi mesi, Remoli ha l’obbiettivo di sfruttare ulteriormente l’abilità italiana di produrre pasta casereccia per venderla a ristoranti e alberghi.

“Abbiamo capito che c’è un problema di produzione di skill: fare la pasta è un’abilità italiana, è un procedimento che riguarda la ricerca di farine, soprattutto adesso che le farine costano come l’oro, c’è ricerca di manodopera. Quindi noi possiamo fornire un prodotto a un prezzo straordinario per i ristoranti e gli alberghi non soltanto italiano, ovviamente continuando il nostro trading del ristorante”.

Analogamente, Etna Coffee si è adattato alla pandemia e alla concorrenza con l’apertura del suo shop online. La vendita online rappresenta mediamente il 20-25% dei profitti dell’azienda, confessa il fondatore Bauso. “Adesso consegniamo in tutta Londra e tutta l’Inghilterra, anche oggi per oggi. Questo ha creato non solo un aumento di fatturato, ma anche di clienti nuovi e della brand awareness”. Nemmeno l’inflazione ha indebolito il mercato di Etna Coffee, che vede un aumento dei guadagni del 15-20% nei mesi di gennaio e febbraio 2022, rispetto al pre-Covid.

Etna Coffee

Etna Coffee e Pasta Remoli sono sicuramente due storie a lieto fine. I due business, grazie all’unione di tradizione e innovazione, hanno consolidato i loro mercati, avvicinando Londra nella sua vastità all’amata gastronomia italiana.

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