Agorà popolare degli italiani a Londra: “Scriviamo insieme la nostra storia”

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Alla Soas l’Agorà Popolare degli Italiani a Londra. Numerosi interventi di Invisibili in Movimento, il Manifesto di Londra e ltalian Bookshop.

Sabato alla Soas la prima Agorà popolare degli italiani a Londra

Non un sabato sera come gli altri alla Student union di Soas dove un variegato gruppo di italiani uniti da una storia comune si è incontrato per la prima Agorà popolare degli Italiani a Londra promossa da Invisibili in Movimento, il Manifesto di Londra e Italian Bookshop.

Tema dell’incontro gli invisibili e le loro storie da cui estrapolare i principi per una militanza politica comune. Questo l’obbiettivo illustrato da Aboubakar Soumahoro, sindacalista di origine costavoriana e fondatore di Invisibili in Movimento, ovvero federare gli invisibili alla politica di massa partendo dall’ascolto di storie comuni.

Italiani partiti con un sogno di libertà e realizzazione, ma scopertisi invisibili nella metropoli atomizzante. Diventa necessario quindi costruire una narrazione comune e “ricongiungere un IO non escludente ad un NOI collettivo”.

Numerosi gli interventi dei membri della comunità italiana a Londra riguardo temi disparati, dalla fuga di cervelli dei ricercatori universitari alle discriminazioni dei lavoratori da piattaforma, fino ad arrivare all’intervento conclusivo di Aboubakar Soumahoro che partendo dalle storie dei presenti ha esposto i principi chiave del movimento nascente. 

Gli interventi a Soas degli italiani a Londra

Tra i primi a parlare, Bianca Maria Paci, studentessa magistrale di Soas, ha raccontato la sua esperienza universitaria in quella che lei ha definito, riconoscendo le sue caratteristiche come trasversali al sistema educativo Inglese, “un’azienda educazione”. Qui il costo spropositato dell’istruzione permette unicamente ai membri della classe dirigente di studiare, rendendo quindi le università più acclamate dei “poli di riproduzione dei rapporti di oppressione”.

Il costo della mobilità sociale, riconosce Bianca Maria, è quello del prestito universitario. Per evitare lo spettro del precariato si è quindi costretti ad affrontare quello del debito. Queste riflessioni hanno portato la compagine studentesca ad occupare gli uffici dell’amministrazione universitaria nelle scorse settimane, dando vita ad una tanto assopita militanza studentesca attiva.

Il palchetto della Student union di Soas ha dunque accolto Lorena Lombardozzi, professoressa e ricercatrice in ambito economico alla Open University di Londra. Il suo intervento, complementare a quello di Bianca Maria, racconta il punto di vista dei professori in questo momento in sciopero contro il taglio delle pensioni, la precarizzazione ed il divario salariale in termini di genere, etnia e disabilità che caratterizza il sistema educativo inglese.

La professoressa Lombardozzi evidenzia come i fondi destinati alla ricerca, seppur più ingenti rispetto a quelli italiani, seguono sempre più le dinamiche politiche, producendo un sapere neocolonialistico, concentrato sulle ex-colonie e diretto al settore privato.

Ornella Tarantola: “Per colpa della Brexit il mio cammino non è più ripetibile”

A seguire, Ornella Tarantolo, proprietaria dell’Italian Bookshop di Londra, ha raccontato del suo desiderio di divenire invisibile nella metropoli, spodestato poi dalla visibilità che il suo lavoro le ha riconosciuto. “Io credo di aver contribuito alla bellezza di questa città” afferma Tarantola,”per via di Brexit il mio cammino non è più ripetibile, è diventato impossibile seguire un sogno come il mio”

Al filosofo e scrittore Federico Campagna è stata dunque affidata la nota teorica e metafisica dell’incontro. Soffermandosi sul sentire che accomuna gli ultimi, Campagna riconosce nell’invisibilità una forma di sconfitta equiparabile al sentimento di impotenza di fronte alla contingenza. Tre le possibili reazioni: passiva la prima, il catatonismo di chi si sente e riconosce nullità; attive la seconda e la terza, aggressiva da una parte e superstiziosa dall’altra.

La riflessione di Campagna assume dunque carattere normativo e riconosce come via d’uscita dall’invisibilità non una contestazione dell’arrivo, della reazione, ma del punto di partenza. Se l’invisibilità è sentimento di nullità, di essere stati privati di tutto, allora la via d’uscita sta nel trovare qualcosa di inalienabile da cui poter ripartire. La dignità, l’anima, qualcosa su cui il potere non abbia controllo, che ci trattenga ad un passo dal precipizio e ci dia la forza di ricominciare. 

I tre principi del movimento: pace, sogno europeo e prospettiva politica

Dopo questa ed un’altra manciata di interventi, il pubblico ha accolto con un applauso Aboubakar Soumahoro che presa la parola ha esposto tre principi che inequivocabilmente guidano e guideranno il movimento e le sue manifestazioni. Primo è la pace, intesa non solo come assenza di guerra, ma come abbandono del “linguaggio della violenza” che pervade la società e ne impedisce la coabitazione pacifica.

Secondo è il sogno europeo, di un’Europa democratica ed esportatrice di valori positivi, capace di superare le proprie contraddizioni ed assicurare una vita migliore ai propri cittadini.

Terzo principio è la prospettiva politica. “Non possiamo continuare ad annaffiare una pianta che ci fa venire l’allergia”, sottolinea Soumahoro, ribadendo come le drammaticità che i cittadini sono costretti a vivere non sono “maledizioni di produzione divina, ma il risultato di scelte coscienti del potere”. Avere prospettiva politica vale a dire dunque accettare che lo status quo sia alterabile e che si possiede la forza di alterarlo, senza “stendere il tappeto rosso a chi ci considera merce elettorale”.

Soumahoro: “Dobbiamo diventare il progetto mal riuscito di ciò che volevano”

In una frase Soumahoro riassume la progettualità del Movimento: “dobbiamo diventare il progetto mal riuscito di ciò che volevano”, tre volte ha echeggiato nella student union di Soas. E dunque alla comunità di italiani a Londra si è rivolto il suo messaggio:

“La comunità può essere veicolo di cambiamento attraverso la capacità di ritrovare se stessi. Ciò vuol dire condividere la stessa percezione della vita a livello di sofferenze, sogni e desideri. È la trasformazione del sogno individuale in sogno collettivo attraverso la condivisione, la partecipazione, la solidarietà. E infino la trasformazione di questa prospettiva in progettualità politica. Tutto ciò sembra impossibile, ma può essere realizzato attraverso la forza di una comunità, ritrovando noi stessi nella comunità”.

Un sabato sera di sentita partecipazione democratica, di storie, sogni e sconfitte comuni, un agorà popolare che tramite il dialogo e l’ascolto ha (forse) posto le basi per il futuro della militanza politica del movimento.

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