Claudia Novati utilizza la voce non solo come mezzo di espressione, ma anche come strumento didattico. Ecco l’intervista alla grande performer di Londra.
La voce è un mezzo, parola di Claudia Novati
Un primo piano di Claudia Novati (credits C. Novati).
La voce è un mezzo potentissimo: di riconoscimento, di affermazione, di definizione della propria personalità. C’è una performer, a Londra, che insegna voce. Avete capito bene. Lo sapevate che la voce, oltre che calibrarla, modularla, gestirla, può anche essere insegnata?
Chiedetelo a lei. Claudia Novati, Vocal Coach bilingue, insegna sia in inglese che in italiano. Ha conseguito un Mfa in Studi della Voce presso la Royal Central School of Speech and Drama a Londra, e dal 2014 insegna tecniche di voce parlata (https://www.instagram.com/claudianovatiperformer/). Ma non solo. Insegna anche improvvisazione (https://www.instagram.com/claudianovatiperformer/).
Nata a Carate Brianza da famiglia brianzola (sebbene il papà sia di Cantù, nel Comasco), la sua vita personale e professionale si è poi snodata fra Torino e Roma. Scuole elementari e medie a Torino, liceo classico e due percorsi universitari, quello triennale di Recitazione e quello di Lettere e Linguistica a Roma. Dal 2018 vive a Londra.
Come si arriva a Claudia Novati Performer?
«Ho iniziato a fare recitazione perché al liceo ero un po’ una sfigata, volevo avere un po’ di amici, volevo fare conoscenze, quindi mi sono iscritta al laboratorio di teatro del liceo.
Sono sempre stata una persona che voleva studiare tutto, ma che purtroppo aveva solamente una vita, per cui dopo il liceo ho cominciato a fare Economia, però qualche volta frequentavo anche le lezioni di Informatica.
Poi ho fatto un’audizione per una scuola di arte drammatica e sono stata presa. Quindi ho detto basta con la matematica, per me comunque rilassante e divertente, perché volevo fare recitazione.
Quindi ho cominciato a fare recitazione in una scuola che adesso non esiste più, a Roma, in cui l’ho fatta sia in italiano sia in inglese, una scuola bilingue, come adesso ce ne sono parecchie.
Poi ho iniziato a studiare letteratura linguistica a Roma, ma nel frattempo avevo un po’ perso la gioia di stare sul palco, e avevo anche sviluppato la tendenza a farmi male alla voce: parlavo, mi esprimevo, provavo a cantare e avevo sempre questo dolorino in gola.
Al che ho cominciato a fare due cose: prima ho cominciato a “fare voce” con un metodo che si chiama Linklater (https://www.linklatervoice.com/linklater-voice/about-linklater-voice), e una persona che si chiama Alessandro Fabrizi, che adesso lavora per la Silvio d’Amico a Roma (Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, n.d.r.), quindi ho cominciato a fare improvvisazione con I Bugiardini, sempre a Roma.
Seguendo queste due traiettorie ho trovato la possibilità di fare rumore, vociare, come dico io, liberamente, vociare a pieni polmoni, risuonare di tutto quello che volevo senza far male, e con l’improvvisazione ho trovato la gioia del gioco e la gioia del ëboh, intanto proviamo a fare questo».
Chi sono I Bugiardini?
«Sono un gruppo di improvvisatori a Roma (https://www.bugiardini.it/), adesso hanno anche una scuola a Milano, sono un gruppo molto noto nel mondo improvvisativo italiano. Fanno un festival di improvvisazione, “Qelcome!”, proprio a maggio, hanno insegnanti che vengono da ogni parte del globo, ed è molto molto interessante, molto bello, molto “giusto”».
La voce a Londra, dallo studio all’improvvisazione
Perché poi Londra?
«Mi sono iscritta a un Master alla Royal Central School of Speech and Drama, in studi della voce, ho studiato per due anni lì. È il motivo che mi ha portata a Londra, dove adesso sto vivendo la doppia vita da insegnante di voce, testo e improvvisazione.
Conoscere greco e latino aiuta tantissimo quando faccio voce per le accademie di arte drammatica qui a Londra. Aiuta molto».
Praticamente sei arrivata a Londra per una questione essenzialmente di studio, giusto? Poi ci sei rimasta.
«Sarei dovuta restare qui due anni per poi tornare in Italia. Però è arrivata la pandemia. Quindi ho incontrato la mia compagna Grace (Davis, screenwriter, n.d.r.), e abbiamo deciso di prendere due gatti: Eva come il personaggio di Wall-E, e Gimli come il personaggio ne Il Signore degli Anelli.
E sono anche contenta, perché ho trovato molta comunità, soprattutto dal punto di vista improvvisativo».
Oltre a tenere lezioni di voce cantata per il London Trans Choir (https://londontranschoir.com/claudia-apprentice-teacher-italian/), tu insegni anche per Hoopla Impro. Spiegami cos’è.
«Hoopla Impro (https://www.hooplaimpro.com/beginner-improv-comedy-course.html) è una delle più grandi, anzi forse la prima squadra di improvvisazione teatrale a Londra. E che questíanno compie 20 anni.
Fanno un sacco di spettacoli, un sacco di masterclass specifiche, invitano gente da ovunque. È una squadra di improvvisazione aperta a tutti, con qualsiasi livello di esperienza pregressa nel mondo dello spettacolo, anche zero.
Ed è il posto dove io ho cominciato a fare improvvisazione quando sono venuta a vivere qua. Io mi sono trasferita il 15 settembre 2018, e il 16 settembre ero già alla mia prima classe di improvvisazione».
Insegni da loro e parallelamente hai anche fondato il tuo team di improvvisatori.
«Ho fondato Isl – Improv as a Second Language (https://www.instagram.com/islimprov), una comunità per persone che improvvisano in inglese e per le quali l’inglese è una lingua secondaria, aggiuntiva, straniera, a seconda di come la vuoi definire.
Perché agli inglesi piace fare battute molto verbali, quindi giochi di parole, witticism, come li chiamano loro. Witticism, da “witty” (spiritoso, n.d.r.). A loro piace essere divertenti a livello vocale, a livello verbale, e qualche volta questo può mettere un po’ d’ansia a persone che parlano inglese come seconda lingua o lingua straniera, aggiuntiva.
Inoltre, la comunità usa anche riferimenti alla pop culture, e anche quello può essere un po’ ostico all’inizio. Noi partiamo dal presupposto che nessuno ha il cento per cento della fluenza in nessuna lingua e in nessuna cultura. Per cui, io sono italiana, ma non è che so tutte quante le parole della lingua italiana.
Quindi, partendo da questa base, cerchiamo di creare uno spazio in cui non è necessario sapere tutte quante le parole, o tutti i riferimenti, ma uno spazio in cui, per esempio, se sei una persona lituana che ha studiato improvvisazione in inglese e non hai mai improvvisato in lituano, magari trovi un’altra persona lituana, e per la prima volta in vita tua improvvisi in lituano».
E poi c’è anche Londra Italia Impro. Di cosa si tratta?
«Londra Italia Impro (https://www.instagram.com/londraitaliaimpro/) è un corso di improvvisazione per persone che parlano italiano e vivono a Londra. Non ho messo nessun limite alle loro origini. Per adesso ho avuto solamente persone che hanno cittadinanza italiana, sono nate e cresciute in Italia.
Ho riscontrato anche molto interesse da parte di persone che parlano l’italiano come seconda lingua, ma, come dicevo, c’è un po’ di ansia a entrare in un contesto in cui si parla quella lingua. È anche possibile che ci siano persone che parlano italiano come prima lingua.
Adesso credo che dovrò creare un corso specifico perché ci sono tantissime persone che, come me, hanno un partner inglese che sta imparando l’italiano.
In ogni caso avere un posto in cui giocare, sperimentare, può essere molto utile per l’apprendimento. Vedremo quanta domanda ci sarà».
Voce e improvvisazione, non è solo questione di pronuncia
Tu che hai a che fare con la lingua parlata (che sia inglese o italiano) credi che la pronuncia corretta sia molto importante per riuscire a creare una comunità di gente che improvvisa? Oppure no?
«Quando insegno ai miei clienti privati lavoriamo anche su questioni come pronuncia nel contesto dell’accento, articolazione, eccetera. Come insegnante di improvvisazione che lavora tantissimo con persone che hanno l’inglese come seconda lingua, nessun accento è di per sé meno comprensibile di altri.
Non c’è nessuna caratteristica in nessun accento che rende questo accento più o meno comprensibile. Quello che rende un accento più o meno comprensibile è quanto la persona che sta cercando di decifrare quell’accento sia esposta a quell’accento stesso.
Alla base dell’improvvisazione ci sono due concetti: il supporto reciproco e l’ispirazione reciproca; il modo migliore che io ho per sostenere e ispirare un’altra persona è fare in modo che questa persona mi comprenda riuscendo a comprendere a mia volta questa persona.
Quindi col giocare assieme, col passare tempo assieme troviamo un modo anche abbastanza non conscio per esprimerci cosicché l’altra persona capisca.
E non parliamo solo di pronuncia, ci sono anche moltissimi aspetti al di là della qualità verbale. Con Isl lavoriamo anche con tantissime culture diverse in cui uno stesso gesto vuol dire cose completamente diverse e in cui dinamiche gerarchiche tra persone sono manifestate in maniera diversa.
Questa è una delle cose molto belle che l’improvvisazione porta: persone completamente diverse con background culturali differenti si ritrovano insieme per “navigare” anzitutto le loro idee pregresse su quali siano le convenzioni sociali esistenti tra le persone, e allo stesso tempo devono parlare direttamente con l’altra persona, collaborare con l’altra persona».
Ecco perché si studia improvvisazione
Quali sono le motivazioni che spingono le persone a iscriversi a un corso di improvvisazione?
«Molto spesso le persone fanno improvvisazione per sviluppare soft skills che possono utilizzare poi sul lavoro; per alcuni è molto utile se vogliono fare cose comiche, se sono artisti, stand up comedians, attori.
Una delle cose più belle dell’improvvisazione è quanto ti può semplicemente far stare a cuore leggero per due ore, oppure essere un modo per conoscere gente nuova, soprattutto qua a Londra in cui siamo tutti quanti molto soli.
Può essere terrificante ma il terrore passa molto facilmente subito dopo la prima sessione perché ti rendi conto che l’improvvisazione è semplice, non facile ma semplice».
Non esiste quindi un target preciso di allievo per un corso di improvvisazione?
«L’improvvisazione è accessibile a tantissimi tipi di persone, io descrivo sempre l’improvvisazione come l’arte di scoprire quel che sta succedendo mentre sta succedendo, attraverso supporto reciproco e ispirazione reciproca.
Nulla obbliga una scena o un gioco a essere necessariamente divertente o comico, qualsiasi stile performativo è ben accetto.
L’improvvisazione vive del fatto che il pubblico sa che tu stai improvvisando, quindi cito qua un mio insegnante, Fabrizio Lobello de I Bugiardini che diceva “stiamo facendo due scene nello stesso momento: la scena di queste due persone che sono al bar e parlano, e due persone che stanno fingendo di essere due persone al bar e non hanno la minima idea di cosa stia per succedere”.
Poi se vogliamo parlare delle persone che trovo in classe, sono moltissime. Sono persone che per esempio volevano fare qualche cosa di divertente con un partner o un amico, a Londra è molto difficile beccarsi e fare cose insieme.
Come ripeto ad nauseam durante le mie classi non c’è bisogno di essere divertenti non c’è bisogno che tu sia interessante: lo sarai, non sforzarti.
L’improvvisazione è una pratica che ti sblocca perché ti fa fare tanti errori, ti fa giocare a dei giochi che magari sono impossibili da vincere o da fare bene e tu fallisci costantemente, ma è talmente gioioso che piano piano ti rendi conto: “ho fatto un errore e sono ancora viva, non ho avuto nessuna conseguenza negativa, fisicamente, mentalmente, emotivamente e socialmente, quindi magari sbagliare non è quel tabù che pensavo”.
Sbagliare non è un dramma, si sbaglia ok, metti un punto e vai avanti».
Che calendario hai quest’anno?
«Il primo appuntamento, in ordine di tempo, è il mio prossimo show Improv-in-the-Round sabato 30 Maggio presso Theatre Deli a Londra (107 Leadenhall St, London, EC3A 4AF). Le porte aprono alle 7.15 pm, si andrà in scena fino alle 9.30 pm».
Per vedere Claudia dal vivo, quindi, andate su https://www.tickettailor.com/events/improvintheround/2039129
Affrettatevi, prima che lo show vada sold-out.




