Ice Londra, ecco le strategie per affrontare Brexit e Covid

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Il nuovo direttore dell’ufficio Ice Londra, Giovanni Sacchi, spiega i rapporti tra Italia e UK e le difficoltà per le imprese italiane.

Recenti novità sul fronte istituzionale italiano in Regno Unito.

Il dott. Giovanni Sacchi ha, infatti, recentemente assunto la guida dell’Ufficio Agenzia ICE di Londra. Trasferitosi di recente da Parigi (dove ancora ricopre la carica di Direttore ad interim in attesa della nomina del suo successore), il direttore Sacchi vanta una lunga carriera presso gli Uffici esteri dell’Agenzia, ICE.

 Le esperienze maturate a SofiaHong KongParigiSan Paolo  testimoniano un percorso professionale di prestigio: si aggiunge all’elenco, quindi,  l’importante ufficio londinese: il Regno Unito è, difatti, uno dei maggiori partner commerciali del Bel Paese.

Lo abbiamo recentemente intervistato a seguito della sua nomina. Il post-Brexit e gli effetti della pandemia di CoVIDsull’export italiano, ma sopratutto le scelte da compiere per potenziare l’ efficienza dell’ufficio: questi gli argomenti trattati.

ICE in Regno Unito: il post-Brexit

L’importanza dell’ICE in UK è nota, soprattutto considerati i rapporti stretti fra i due paesi. Gli effetti della Brexit nel lungo termine, invece, sono meno noti. Quali saranno le funzioni del vostro ufficio maggiormente affette dalle conseguenze della Brexit?

Il nostro ufficio di Londra esiste da oltre 60 anni. L’ICE  Agenzia (dopo l’ultima riforma del 2013) ha unito alla nostra funzione di sostegno alle PMI nell’internazionalizzazione (esportazione e  presenza sui mercati locali), un’attività  di assistenza agli operatori stranieri che vogliono investire nel nostro Paese. In Regno Unito, tutte queste funzioni sono validamente garantite dall’operativita’ dell’Ufficiolocale.

Accompagniamo le imprese che vogliono esportare oltremanica, oltre a fornire servizi di assistenza per la ricerca di controparti, un servizio ora interamente gratuito e che rientra nelle misure di contrasto agli effetti negativi della pandemia di CoVID

Forniamo anche sostegno a quegli operatori che ricercano un partner industriale inglese per un insediamento stabile nel mercato.

Infine, offriamo accompagnamento agli investitori stranieri ( attivita’ precipua del  Desk FDA ) attraverso un team di cui fa parte anche un funzionario inglese, proveniente dal settore pubblico britannico, che illustra ai potenziali interessati le possibilita’ di investimento. 

Lo staff  e’ composto  d da12 unità , più altre risorse umane destinatarie di contratti a tempo determinato.

Per quanto riguarda la Brexit, l’ICE ha dato vita ad un desk apposito, appunto detto Desk Brexit. Vi lavora una funzionaria di ruolo che ha il compito di assistere le imprese italiane e guidarle attraverso le novita’ introdotte dalla Brexit. Insomma, cerchiamo di garantire che la configurazione del Regno Unito come paese terzo non determini criticita’ e ulteriori problemi alle aziende italiane.

E proprio grazie a questo desk il nostro è, tra tutti i 65 sparsi nel mondo, l’ufficio che ha erogato nel 2021 il numero maggiore di assistenza alle imprese. Parliamo di quasi 2500 servizi, ovvero circa il 20% di tutti quelli in Europa

Gran parte è dovuto alla crescita esponenziale dei servizi legati al tema Brexit, come dicevo. Solo oggi abbiamo ricevuto 10 richieste. Tra queste, molte sono legate alle procedure doganali  ed al nuovo sistema fiscale.. Tuttavia, contribuisce tanto anche la ricerca di controparti, che consideriamo un segmento fondamentale:  sottolinea la continuità di collaborazione fra i nostri due paesi. 

La pandemia di CoVID e l’export italiano

Riguardo al momento storico attuale, come può l’export italiano rispondere agli effetti della pandemia di CoVID sui mercati globali?

Proprio per effetto della pandemia e del rallentamento del commercio, la nostra agenzia aveva deciso di venire incontro al mondo delle imprese con due misure.

La prima prevede la gratuità dei servizi per le aziende fino a 100 dipendenti. D’altronde, e’ notorio: una gran parte delle imprese italiane rientra in questa categoria. La seconda riguarda, la possibilità di partecipare ai nostri servizi fieristici (oltre 1000 in giro per il mondo) in totale gratuità per il primo stand. Un’iniziativa recentemente prorogata anche per il 2022. Adesso che ripartiranno le fiere in presenza, siamo sicuri di riscontrare un rinnovato interesse da parte delle imprese. 

Tra le altre misure si annovera il potenziamento della presenza italiana  sui  canali dell’e-commerce, il canale di vendita privilegiato nel post-pandemia. Di recente abbiamo maturato il nostro accordo con la piattaforma Amazon, ad esempio, per stabilire una vetrina virtuale tutta italiana. Lo stesso tipo di accordi è stato raggiunto con tutti i big player. Si tratta di una misura molto importante a contrastare gli effetti della pandemia

Non da ultima ricordiamo l’attività di formazione per le imprese. Parliamo di corsi per la formazione di digital export manager. Le imprese ottengono dei voucher per finanziare i loro digital export manager, da noi formati,potendo poi usufruire di sussidi per assumerli  per un periodo limitato (dai 3 ai 6 mesi). Il tutto contribuisce ad incrementare la cultura digitale, purtroppo ancora lacunosa in Italia

A breve verrà lanciata una campagna di comunicazione soprattutto social, che si rivolge ai primi 15 mercati del nostro export col fine specifido di rilanciare i nostri prodotti.  La campagna dovrebbe già partire entro la fine di quest’anno. Per il Regno Unito, invece, inizierà nei primi giorni del 2022

L’ICE per il Made in Italy

Quali sono le attuali sfide del made in Italy e cosa ha in programma di fare l’ICE per supportare il futuro dei prodotti del Bel Paese?

In questa prima analisi dei dati statistici, abbiamo notato il diverso impatto dei recenti avvenimenti sulle varie categorie di prodotti. D’altronde, era qualcosa che avevamo ampiamente immaginato. Da un lato, alcuni settori hanno sofferto molto poco: ad esempio, tutta la parte tecnologica dei beni industriali, dovuto anche alla ripartenza della domanda inglese. Dall’altro, nei settori della moda e dell’agroalimentare, i rallentamenti e la burocrazia della Brexit non hanno mancato di avere un impatto. 

Quello che noi faremo è cercare di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per influenzare questi trend. Parliamo, ad esempio, di puro marketing: stiamo sperimentando canali più moderni di comunicazione. Parliamo, però, anche di potenziare le azioni presso il trade. Per far ciò, incrementeremo la partecipazione a saloni specifici (l’International Food and Drink Event IFE, ad esempio). Tuttavia, ci concentreremo anche nei segmenti dei beni di consumo. La cosmetica, ad esempio, richiede ora la necessità di avere funzionari intermediari locali: saremo presenti anche su questo tipo di richieste. 

L’importante è moltiplicare le possibilità di incontro. C’è il rischio che le quote di mercato italiane vengano sostituite da competitori. La gratuità dei nostri servizi, ci tengo a sottolineare, permette di ridurre questo rischio. 

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