The Ariston a Londra, grande successo per la band inglese dal cuore un po’ italiano

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La band italo-inglese The Ariston in occasione della esibizione al 229 di Londra il 15 novembre 2025 (ph. LN24 - R. Leotti).
La band italo-inglese The Ariston in occasione della esibizione al 229 di Londra il 15 novembre 2025 (ph. LN24 - R. Leotti).

Grande successo lo scorso sabato al 229 di Londra per l’ultima data londinese di The Ariston, la band inglese, dal cuore un po’ italiano.

The Ariston a Londra, grande successo per la band inglese dal cuore un po’ italiano

Se non fosse stato per la segnalazione di un’amica, ora non mi ritroverei a cantare in loop il ritornello della canzone Simona: «..Simona, Simona, Simonaa…», uno dei brani di repertorio e in scaletta lo scorso sabato sul palco del 229, concerto sold-out e ultima data londinese del 2025 per la band The Ariston.

Va precisato che questa canzone non ha niente a che fare con la Simona dei New Trolls e nemmeno è un omaggio alla mamma di origini siciliane del frontman Luca Slade.

Ce lo spiegano loro prima della loro esibizione, nel corso di un’intervista esilarante nel backstage e alle nostre spalle il fermento della loro support band Emerson alle prese con gli arrangiamenti e gli ultimi dettagli.

Oltre ad essere dei giovani musicisti impegnati, i The Ariston: Luca Slade (voce), Will Parsonson (basso) e Finn Bunce (batteria), sono anche molto simpatici.

Noto che non appaiono per nulla nervosi prima di un concerto importante come quello al 229 di Great Portland Street di Londra.

Va ricordato infatti, che in passato in questa venue si sono esibiti gruppi di fama internazionale come i Kings of Leon, Razorlight e Florence and the Machine.

Il tempo è veramente tiranno e il loro manager Matt che si tiene a debita distanza, non perde d’occhio l’orologio. Senza indugio, con gesto teatrale fingo di allungare un immaginario biglietto: se questo fosse il Vostro biglietto da visita come vi presentereste?

Come ad un programma a premi pre-serale in cui il concorrente deve snocciolare una sfilza di risposte esatte in un manciata di secondi, il leader del gruppo risponde al volo:

«Ciao a tutti! Noi siamo The Ariston, una indie-alternative-rock band di Londra».

Il nome del gruppo ha una storia particolare, oltre ad essere una parola che ha anche una certa responsabilità, visto che il termine greco da cui deriva, e significa: “il migliore”.

Will spiega un po’ la storia della loro band: «Io e Luca ci siamo conosciuti a scuola (Sixth Form, tra i 16 e 18 anni) e suonavamo SEMPRE. Facevamo talmente tante ore che capitava che andassimo via dal college quando finivano il turno le signore delle pulizie. Originariamente ci chiamavano i 130, perché era il numero della sala dove componevamo e suonavamo tutto il tempo. Tornando alla tua domanda, la scelta del nome Ariston ha una sua storia e parte dalla mia famiglia».

Come Luca, anche Will ha mamma di origini italiane, ma la scelta di Ariston è merito di un’abitudine di suo padre.

«Mio padre aveva un giradischi che riportava una etichetta sbiadita, “Ariston’’, ogni volta che sentiva una canzone che gli piaceva soleva dire: Questa è per l’Ariston».

Così come il giradischi era il mezzo per trasmettere della buona musica, ora sono loro che fanno conoscere la musica a tutti. Chi scrive le vostre canzoni?

«Noi scriviamo e componiamo, i testi sono miei e di Luca – continua Will – Simona per esempio, l’ho scritta io».

Visto che questa canzone non si riferisce a Simona, la mamma di Luca, chi e’ allora?

«Nessuna in particolare, questa canzone idealizza una donna, rappresenta un ode, in un certo senso alle ragazze europee. La canzone esplora il sentimento di inadeguatezza, del non essere abbastanza ed ammirare qualcuno. Simona è qualcuno troppo cool per te, una persona talmente eccezionale che tu non sei in grado di aspirare di essere al suo livello e puoi solo ammirare».

Sempre all’insegna del buonumore mi dicono di considerarsi un po’ come Lennon–McCartney al tempo del loro sodalizio artistico, mentre Finn è Ringo Star. Siete molto modesti, vedo!

«Scherzi a parte noi li ammiriamo moltissimo e al momento non siamo bravi quanto loro, ma chissà, forse un giorno..».

Beatles a parte, quale confronto con un’altra band per voi sarebbe un complimento?

«Che domanda difficile… adoriamo anche i Queen, ma non ci azzardiamo a paragonarci con questi mostri sacri; sono artisti insuperabili che per noi sono fonte di un’ispirazione».

Come figlia della Generazione X azzardo a dire che l’intro della canzone Fiction con cui hanno anche aperto il concerto, mi fa pensare ai Cure, sono un caso disperato?

«No, scherzi!? ce lo hanno fatto presente anche altri e questo non può che farci piacere».

Il brano Fiction

Per quanto riguarda il vostro stile musicale a quale band vi sentite più vicino?

«Per noi una grande band è Catfish and the Bottlemen, band gallese molto popolare nel Regno Unito. È un gruppo molto versatile per le caratteristiche che raggruppa insieme: pop, indie e rock da stadio. Spesso veniamo paragonati a loro e questo ci lusinga. Siamo fan degli Arctic Monkeys e in generale delle stadium-rock bands.. Probabilmente l’equivalente italiano al momento sarebbero i Måneskin».

I Måneskin sono tra i pochi gruppi che hanno vinto il più famoso festival italiano nel 2021 di Sanremo, una kermesse che la band inglese sembra conoscere altrettanto bene. Scusate il gioco di parole, ma se vi dicessi The Ariston all’Ariston cosa mi direste?

«Fantastico! Sarebbe un sogno, assolutamente un sogno!».

Formatasi solo nel 2021 la band inglese sembra avere le idee ben chiare sulla direzione da prendere. Oltre a comparire come headliner in locali iconici per le bands, hanno partecipato a festival importanti e aperto concerti di altri artisti, come Craig David al Twickenham Stadium.

Piacciono la musica pazzesca e i temi delle canzoni

Ciò che piace di loro, oltre al fatto che fanno una musica pazzesca come testimonia il pubblico accorso lo scorso sabato al 229, sono i temi delle loro canzoni.

I testi spingono a un coinvolgimento emotivo profondo, toccando temi importanti, come nel caso di Fiction, che tratta delle pressioni e delle sfide di chi fa parte dello show business, sia a livello artistico che relazionale: un costante gioco di forze tra chi sei e come ti percepiscono gli altri.

Nelle lyrics la vulnerabilità smette di essere un tabù, così come gli aspetti più “dark” del nostro animo, senza però correre il rischio di rimanerne intrappolati.

Quando chiedo che programmi hanno per il prossimo anno, hanno le bocche cucite sul 2026, ordini tassativi del manager che impaziente, fa capire che il nostro tempo è giunto al termine.

Tuttavia io un’idea me la son fatta, oltre al Regno Unito, aspettiamoci di vederli presto dal vivo anche in altri paesi europei tra cui mi auguro ci sia anche l’Italia (in Europa hanno una fan-base nei Paesi Bassi e in Polonia).

Qualcosa comunque gli è scappato detto, in passato hanno registrato qualche pezzo in Sicilia e in questi giorni sono tornati nello studio di registrazione.

Non ci resta che attendere di saperne di più nei prossimi mesi; quel che sembra certo, però, è che la strada per diventare I migliori l’hanno già intrapresa.

E per saperne di più, ci sono il loro sito e i social:

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