
È di Alessandro Mendini la prima mostra del 2026, presentata alla Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra fino al 10 maggio.
L’arte e i colori di Mendini: a Londra la mostra all’Estorick
Non abbiamo fatto in tempo a salutare il vecchio anno che subito, artisticamente parlando, abbiamo assistito ad un inizio 2026 col botto.
Come spettacolari fuochi d’artificio, così sono i colori della prima (e splendida) personale mostra londinese di Alessandro Mendini, cominciata nei giorni scorsi. Un vero e proprio toccasana per questo grigio ed eterno gennaio!
Nata dalla collaborazione tra la Estorick Collection of Modern Italian Art e l’Archivio Alessandro Mendini, la mostra è un omaggio alla prolifica carriera del poliedrico architetto milanese, i cui talenti sembrano essere una seconda pelle alla stregua dei colori di un costume di Arlecchino.
Sì, perché non ci è possibile pensare ad Alessandro Mendini senza associarlo alle sue creazioni di design coloratissime, come quelle di uso comune frutto di sodalizi pluridecennali con brand di fama internazionale.
Ad esempio, quella con Alessi, di cui i famosi cavatappi, Anna G., l’autoritratto giocoso Alessandro M. e l’apribottiglie Parrot – saltano subito all’occhio dal gift shop all’entrata in galleria.
Sgargiante e vivacissima anche la copertina del catalogo della mostra, dove le opere sono accompagnate da un saggio del critico d’arte e curatore della mostra Alberto Fiz, nostra guida di eccezione alla serata di presentazione per la stampa.
È sempre difficile, per un curatore, scegliere un’opera in particolare tra tutte quelle in mostra, una domanda brutale come chiedere a un genitore di scegliere il figlio preferito tra la progenie.
Altresì sarebbe scontato soffermarsi su una delle celeberrime poltrone Proust (1978; un esemplare si trova anche al V&A Museum – East Storehouse, ma è visitabile solo su appuntamento). Come ci spiega il curatore:
Certamente le poltrone sono presenti all’estero in collezioni importanti, in musei di design, perché sono simbolo di quel momento storico legato al post moderno.
L’opera assorbe una serie di linguaggi, nel caso della Proust: il pointillisme e Proust -creando una poltrona a sfondo narrativo. Una sorta di romanzo del design che comincia da una poltrona di finto settecento.
Nella visione di Mendini, quale è la finalità dell’oggetto di design?
«È la creazione di un oggetto a sfondo emozionale, per condurci all’interno di un altro mondo che non è quello della poltrona, non è quello di un oggetto statico o di uso comune. Uno dei concetti cardine della mostra è proprio questo: partire da un oggetto e creare questa sorta di SEMINAZIONE per cui poi si arriva ad opere come queste: il cavatappi, il Pinocchio, il cavallino».
Un approccio ironico e colto che concepisce il design oltre l’aspetto decorativo che, come ribadisce Alberto Fiz:
«È anche una forma continua di dissacrazione di quelli che sono i moduli, di quelli che sono gli stereotipi della storia dell’arte».
La disposizione delle opere segue un percorso, dando le coordinate per interpretare l’influenza dell’arte nella produzione di Mendini, cominciando dal futurismo di Fortunato Depero, Filippo Tommaso Marinetti, Giacomo Balla, Gino Severini, Antonio Sant’Elia e Umberto Boccioni e di altri artisti importanti delle avanguardie storiche.
Prendete per esempio Kazimir Malevich-fondatore del Suprematismo e pioniere dell’avanguardia russa. Mendini non prende il Malevich del Quadrato Nero, ma il Malevich che riprende l’arte popolare, che riprende la figurazione -sala 1 della mostra-.
Nella seconda sala, la nostra guida si sofferma su un pezzo molto particolare e coloratissimo, una cassettiera:
«Questo è un pezzo emblematico, molto interessante. Anche qui c’è la ripresa di un oggetto che si può trovare anche in qualsiasi mercatino di bric-a-brac, perché il mobile di partenza è una comune cassettiera. Alessandro Mendini riprende oggetti già vissuti, anche di scarsa importanza e gli ridà un’anima e questo è un po’ il concetto del postmoderno della fine degli anni ’70 quando Mendini diventa uno dei protagonisti del gruppo Alchimia».
Un oggetto diventa così capace di essere racconto, interpretazione di un mondo?
«Diventa una sintesi molto bella e poetica tramite una serie di inserimenti, di elementi legati alla decorazione, al kitsch, a ciò che magari veniva scartato torna ad essere occasione, diventando oggetto di contaminazione in un percorso avvincente ed emozionale».
Tangibile è la bravura di Mendini nel rimettere in gioco anche tutto quello che spesso non viene celebrato, considerato quasi negativo come la fragilità, elemento cardine di ricerca e di valorizzazione promossa nel suo concept Fragilisme (2002) a risposta di un mondo troppo duro e violento.
Se volete saperne di più, Estorick Collection of Modern Italian Art vi aspetta al 39a Canonbury Square di Londra ( N1 2AN), da mercoledì al sabato:dalle 11.00 alle 18.00 e domenica dalle 12.00 alle 17.00.
Vi suggeriamo di iscrivervi alla loro mailing list per rimanere informati sulle mostre ed eventi speciali, come il Late Thursday.
A partire dal 29 gennaio, l’ultimo giovedì di ogni mese la galleria rimane aperta fino alle 21.
Maggiori informazioni sulla mostra e come organizzare al meglio la vostra visita sono disponibili a questo link: Alessandro Mendini – Estorick Collection.




