1.17am, or Until the Words Run Out, spettacolo italiano in lizza al Fringe Theatre Award

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Catherine Ashdown ed Eileen Duffy (Photo Giulia Ferrando).
Catherine Ashdown ed Eileen Duffy (Photo Giulia Ferrando).

Lo spettacolo prodotto dalla Zava Productions “1.17am, or Until the Words Run Out” in lizza per Fringe Theatre Awards 2026.

1.17am, or Until the Words Run Out, spettacolo italiano in lizza al Fringe Theatre Award

La lista dei finalisti sarà resa pubblica solo mercoledì 15 aprile, ma “1:17am, or until the words run out”, lo spettacolo prodotto dalla Zava Productions in collaborazione con Neil McPherson del Finborough Theatre e in programmazione fino al 7 marzo, è nella lista di candidati per “La migliore produzione”, e non solo.

È in lizza, infatti, per entrare tra i finalisti anche per le caregorie Best Duo Performance in a Play (miglior interpretazione di coppia in uno spettacolo teatrale), Best New Play (miglior nuovo spettacolo teatrale, scritto dalla drammaturga Zoe Hunter Gordon) e non ultimo, Best Director (Play) per la regia.

La produzione vede alla regia ancora una volta Sarah Stacey, che già nel 2024 aveva diretto un altro successo della Zava Productions, Utoya di Edoardo Erba, per la prima volta nel Regno Unito, portata in scena all’Arcola Theatre.

Nella world premiere “1:17am, or until the words run out” la piece di Zoe Hunter Gordon affronta le dinamiche dell’amicizia tra due ragazze, Katie e Roni, un tempo molto legate, che si rivedono una sera dopo che Katie ha perso il fratello Charlie in un incidente.

Non è la prima volta in cui Zoe Hunter Gordon si cimenta nel tema del lutto e dell’amicizia. Già nel corto da lei scritto e diretto nel 2019, intitolato Lara, due amiche affrontano il modo come il lutto le avesse allontanate.

Il lutto è centrale nell’opera, ma è strumentale all’amicizia

Nell’opera teatrale, il lutto è un tema certamente importante, ma diventa strumentale al tema dell’amicizia, al confronto e il dipanare di bugie e segreti che hanno finito per dividere Katie e Roni, le due ragazze protagoniste della piece.

I quasi 50 spettatori che hanno avuto il piacere di assistere allo spettacolo, hanno dovuto fare attenzione a non calpestare la scena.

Per dimensioni della sala, si entra quasi fisicamente in quella che era camera da letto di Charlie.

La confusione e il letto sfatto che ricorda molto il My Bed di Tracey Emin è poggiato su un pavimento bianco che pare funga da congiunzione delle due pareti laterali leggermente ricurve conferendo al set design realizzato da Mim Houghton la forma della pista half-pipe dello skateboard.

Come per l’artista britannica, il caos della stanza in cui ritroviamo Katie, qui interpretata dalla superba Catherine Ashdown, sembra rappresentare anche il suo stato emotivo.

La troviamo ad inizio dei 70 minuti dello spettacolo intenta a selezionare tra glli oggetti e vestiti appartenuti al fratello, sollecitata sia dalla madre che dal gruppo di supporto, a sgomberare tutto quella sera.

Se l’attività ha anche finalità terapeutiche per l’elaborazione del lutto, lo stato emotivo della ragazza è messo a dura prova con l’arrivo di Roni (interpretata dall’attrice Eileen Duffy) sua vecchia amica con cui i rapporti si sono affievoliti.

Il disagio tra le due e la difficoltà di parlarsi sono evidenti, lo si evince nel nervosismo nella gestualità delle mani di Kate, dalle frasi interrotte della loro conversazione.

Quasi a lasciare all’altra il compito di finirle o forse decifrare un substrato più profondo, di uno struggimento quasi viscerale.

Con un continuo rimbalzare che porta il pubblico a guardare prima l’una e poi l’altra come se stessero oscillando su una pista di sport estremo o, rimanendo coi piedi per terra, a una partita di ping pong.

Più ci si addentra nello spettacolo e nella storia, con la scoperta di fatti e segreti, si assiste quasi alla rimozione di ostacoli e reticenze tra le due a dimostrazione dell’ottima stratificazione dei personaggi della Hunter Gordon che sembrano cucite addosso alle attrici.

Come ha dichiarato lei stessa in una sua recente intervista, dal testo originale ha rimosso una trentina di pagine e ha lavorato molto con il cast per l’adattamento teatrale.

Il senso del tempo viene dai fattori esterni, come il ragazzo di Roni che la chiama costantemente sul telefono perchè rientri a casa, o il taxi prenotato dalla stessa.

Questi elementi di disturbo danno alle azioni di Katie e Roni un senso di impellenza, di urgenza che mina il loro tentativo di chiarirsi.

Riusciranno a ritrovarsi e ritornare amiche come prima?

Avete fino a sabato per scoprire al Findborough Theatre questo e molto altro delle loro vite (prenotazioni sul sito).

Dagli anni ’80 al primo piano di un palazzo vittoriano nel quartiere di Earl’s Court, il Finborough Theatre è un rinomato fringe theatre indipendente noto per: lanciare nuovi testi teatrali, scoprire nuovi autori e attori e come è capitato per altre produzioni, auspichiamo che “1:17am, or until the words run out” riesca ad essere trasferita nel West End.

Nel mentre non ci resta che attendere il 15 aprile per sapere se sarà nella rosa dei candidati al Fringe Theatre Awards 2026. Break a leg!

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